Papa Francesco: Atto di consacrazione alla Madonna di Bonaria

 PapaFrancescoABonaria

Beatissima Vergine e Nostra Signora di Bonaria,
a te, con tanta fiducia, consacro ognuno dei tuoi figli.
Tu ci conosci e noi sappiamo che ci vuoi molto bene.

Oggi, dopo aver adorato il tuo Figlio Gesù Cristo,
nostro fratello maggiore e nostro Dio,
ti chiedo di volgere il tuo sguardo su tutti e su ognuno.

Ti prego per ogni famiglia
di questa città e di questa regione.

Ti invoco per i fanciulli e per i giovani,
per gli anziani e per gli ammalati;
per quelli che sono soli
e per quelli che sono in carcere;
per quelli che hanno fame
e per coloro che non hanno lavoro;
per quelli che hanno perso la speranza
e per coloro che non hanno fede.
Ti supplico anche per i governanti e per gli educatori.

Madre nostra, custodisci tutti con tenerezza
e donaci la tua forza e tanta consolazione.
Siamo tuoi figli: ci poniamo sotto la tua protezione.
Non lasciarci soli nel momento del dolore e della prova.
Confidiamo nel tuo cuore materno
e ti consacriamo tutto ciò che siamo e possediamo.
E soprattutto, Madre dolcissima, mostraci Gesù
e insegnaci a fare sempre e solo quello che Lui ci dirà.

Amen.

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Papa Francesco: «Una Chiesa senza Maria è un orfanatrofio»

Papa Francesco Schonstatt

«La verità è che Maria è Colei che sa trasformare una stalla per animali nella casa di Gesù, con poche fasce e una montagna di tenerezza. Ed è anche capace di far saltare un bambino nel seno di sua madre, come ascoltiamo nel Vangelo. E’ capace di darci l’allegria di Gesù. Maria è fondamentalmente madre. “Ma, Madre è poca cosa; no, Maria è Regina, è Signora…”. Maria è madre. Perché? Perché ti ha portato Gesù.

Vi racconto un aneddoto molto doloroso per me. Sarà stato negli anni ’80, in Belgio, dove ero andato per una riunione. Buoni cattolici, lavoratori. Mi invitarono a cena per un matrimonio. Vari figli. Cattolici. Erano professori di teologia, studiavano molto, e per il tanto studiare, avevano un po’ di febbre in testa, no? E allora, ad un certo punto della conversazione parlavano di Gesù – molto bene, eh? Veramente una teologia, una cristologia, molto ben fatta – e alla fine mi dissero: “Noi, conoscendo già Gesù così, non abbiamo bisogno di Maria, per questo non abbiamo devozione mariana”. Io rimasi gelato, questo mi rese triste, mi fece stare male. Come a dire che il demonio sotto una forma “migliore” toglie ciò che è meglio. Paolo dice che si traveste da angelo della luce. Ed è una Maria senza maternità. Maria è madre, primo, non si può concepire nessun altro titolo di Maria che non sia “la Madre”. Lei è Madre, perché genera Gesù e ci aiuta con la forza dello Spirito Santo, perché Gesù nasca e cresca in noi. E’ Colei che continuamente ci sta dando la vita. E’ Madre della Chiesa. E’ maternità.

Non abbiamo il diritto – e se lo facciamo, ci sbagliamo – ad avere una psicologia da orfani. Ossia il cristiano non ha diritto di essere orfano. Ha una Madre! Abbiamo una Madre! Un anziano predicatore, con grande vivacità, parlando a questi tipi con psicologia da orfani, terminò il suo sermone dicendo: “Bene, quello che non vuole Maria come Madre, l’abbia come suocera!” Madre. E’ una madre, che non solo ci dà la vita, ma che ci educa nella fede. E’ diverso cercare di crescere nella fede senza l’aiuto di Maria. E’ un’altra cosa. E’ come crescere nella fede, sì, nella Chiesa sì, ma in una Chiesa orfanotrofio, no? Una Chiesa senza Maria è un orfanotrofio. Quindi lei ci educa, ci fa crescere, ci accompagna, tocca le coscienze. Come sa toccare la coscienza per il pentimento.

A me piace – ancora oggi lo faccio, quando ho un po’ di tempo – leggere le storie di San Alfonso Maria de Liguori – sono cose di altri tempi: il modo di raccontare… ma sono verità – dove racconta, dopo ogni capitolo, una storia edificante di come Maria… Nel Sud d’Italia – non so se in Calabria o in Sicilia – c’è la devozione alla Vergine dei mandarini, in una zona dove ci sono molti mandarini, no? E sono devoti della Vergine dei mandarini i cialtroni, i ladri. Questi sono devoti. E dicono che la Vergine dei mandarini li ama e la pregano, perché quando andranno in Cielo – Lei guarda la coda della gente che arriva, no? – quando vedrà uno di loro, gli farà così con la mano e dirà loro di non passare e di nascondersi. E nella notte, quando sarà buio e non ci sarà San Pietro gli aprirà la porta! E’ un modo molto folcloristico e molto popolare, di una verità molto grande, no, di una teologia molto grande: una madre si prende cura di suo figlio fino alla fine e cerca di salvargli la vita fino alla fine. Da qui la tesi di San Alfonso Maria de Liguori che un devoto di Maria non si condanna, no. Però, questa è l’ultima, no? Per tutta la vita sa toccare le coscienze – sa toccare le coscienze, no? – ci accompagna in questo, ci aiuta.

Maria è quella che aiuta a far “discendere” Gesù. Nella discesa di Gesù lo porta dal Cielo a convivere con noi. E’ Colei che vede, si prende cura, avverte, c’è. C’è una cosa che a me arriva molto. La prima antifona mariana occidentale è copiata da una orientale che dice: “Sotto la tua protezione, cerchiamo rifugio Santa Madre di Dio”. E’ la prima, la più antica di Occidente. Questa però viene da una vecchia tradizione, che i mistici russi, i monaci russi, esprimono così: “Nei momenti di turbolenza spirituale, non ci resta altro che cercare rifugio sotto il manto della Santa Madre di Dio”, quella che protegge, quella che difende. Ricordiamo dell’Apocalisse: “Quella che esce con il bimbo in braccio, correndo, perché il drago non divori il bambino”. Per tanto che conosciamo Gesù, nessuno può dire di essere tanto maturo da prescindere da Maria. Nessuno può prescindere dalla sua Madre. Noi argentini quando incontriamo una persona che mostra segni di cattiveria, ha un brutto comportamento, un po’ per mancanza – perché non le vuole bene o perché l’ha abbandonato – dell’affetto di sua madre, abbiamo una parola forte, che non è una brutta parola, ma è un aggettivo forte, gli diciamo: “Questa persona è un orfano”. Il cristiano non può essere un orfano, perché ha Maria come Madre».

Incontro con il Movimento Cattolico Internazionale Schoenstatt, 25 ottobre 2014.

Giornate di Loreto 2014: «Con Maria alle sorgenti del nostro Battesimo»

Giornate di Loreto 2014: «Con Maria alle sorgenti del nostro Battesimo»Loreto, 19 settembre 2014: nella mattinata la piazza antistante la basilica della Santa Casa si va animando per l’arrivo dei partecipanti alle Giornate di spiritualità che i padri monfortani promuovono e organizzano ormai da undici anni!

Anche quest’anno rispondono in tanti all’invito: alla fine saranno 250 persone, provenienti da tutta Italia, per la maggior parte membri dei gruppi mariani monfortani. Tuttavia non mancano coloro che, pur non appartenendo a gruppi costituiti, desiderano nondimeno abbeverarsi alla proposta spirituale della consacrazione a Gesù per Maria del Santo di Montfort.

«Dobbiamo risvegliare la memoria del nostro Battesimo»: è l’appello che papa Francesco più volte ha rivolto a tutta la Chiesa fin dai primi mesi del suo pontificato! Spesso ha insistito nelle sue omelie, nelle sue catechesi e nei discorsi sull’importanza di riscoprire questo sacramento che è la carta d’identità del cristiano e il suo atto di nascita. Aiutare a riscoprire e vivere il Battesimo era anche il desiderio che animava il Padre di Montfort, il fuoco che alimentava il suo zelo missionario!

Le Giornate sono state così una occasione per iniziare un pellegrinaggio interiore alle sorgenti del Battesimo con Maria di Nazaret! Un tornare lì, a quel punto incandescente in cui la Grazia di Dio ha toccato il cuore … Non un ritorno al passato dal sapore nostalgico, ma un ritorno al primo amore … un attingere energia nuova alla radice della propria fede ed esperienza cristiana (cf Papa Francesco, Veglia pasquale 2014).

Durante le Giornate sono risuonati nell’intimo e affiorati sulle labbra alcuni interrogativi: «Cosa vuol dire riscoprire il Battesimo? Come possiamo sperimentare il nostro Battesimo, comprendendo che cosa significa per noi, adesso? Quando riviviamo, oggi, il Battesimo?». I partecipanti si sono messi in ascolto della Parola di Dio, hanno posato lo sguardo sulla Vergine di Nazaret e sul Padre di Montfort, hanno raccontato qualcosa di loro, delle loro esperienze.

Battesimo: grazia e impegno

Le Giornate si sono aperte nel pomeriggio di venerdì 19 settembre con la celebrazione eucaristica, presieduta da mons. Giovanni Tonucci, arcivescovo prelato di Loreto.

È seguito il primo insegnamento, proposto dal padre Maggioni Corrado su: Battesimo, grazia e impegno. Ha aiutato a cogliere l’attualità del ‘mistero’del Battesimo, attingendo dal linguaggio rituale e in particolare dalle cinque icone evangeliche che costituivano l’itinerario catechetico proposto, fin dall’antichità, ai catecumeni. «I vangeli delle tentazioni, la trasfigurazione, la samaritana, il cieco nato e Lazzaro – ha detto il p. Maggioni – ancora oggi scrutano i cuori, disponendoli a far posto alla grazia della vita nuova».

La giornata si è chiusa con un momento di animazione, proposto dai Cuori Naviganti dell’Associazione Maria Regina dei Cuori di Trinitapoli (Bat), impreziosito dalla testimonianza di due giovani della Comunità Cenacolo di Loreto. Con passione e incisività, David e Andrea hanno raccontato la loro esperienza battesimale di ‘morte’ e ‘rinascita’.

Maria nella vita dei battezzati alla scuola del Montfort

Nella mattinata di sabato 20 settembre, il padre Maggioni Corrado ha proposto una seconda riflessione sulla presenza di Maria nella vita dei battezzati. Maria è “presente” al momento del battesimo in quanto Madre e in quanto mistagoga che aiuta a conoscere, a sperimentare i misteri della salvezza, a entrarvi sempre più profondamente. È lo fa, più che a parole, attraverso la vita, mediante scelte di fede e di amore compiute nelle piccole e grandi cose di ogni giorno.

Nel pomeriggio ha proposto il suo insegnamento il padre Nembrini Luciano. Ha approfondito il legame tra Battesimo e consacrazione monfortana, andando così al cuore della vita cristiana e al centro della spiritualità vissuta e insegnata da san Luigi Maria di Montfort. Ha ribadito che per comprendere e vivere nella verità la consacrazione monfortana non si può perdere di vista l’orizzonte del battesimo.

…E sarà come rinascere!

Si è svolta poi la suggestiva celebrazione del ricordo del Battesimo. Dapprima sulla piazza e poi nella cripta della basilica sono risuonati la personale, e insieme comune adesione alle verità del Vangelo, il rinnovo delle promesse battesimali, la rinuncia al demonio, al mondo, a se stessi e il dono di se stessi a Gesù per le mani di Maria per essere buon profumo di Cristo con la propria vita!

Domenica mattina, 21 settembre, prima della celebrazione eucaristica conclusiva, alcuni partecipanti alle Giornate con semplicità hanno condiviso la loro esperienza di vita battesimale. Hanno lasciato un messaggio chiaro: il Battesimo non porta a vivere la fede chiusi nell’individualismo. La maturità della vita battesimale è non vivere più per se stessi ma per Gesù, non servire più se stessi, ma Gesù negli altri. E allora il Battesimo è risposta ad una vocazione, è missione, è servizio, è fecondità che passa anche attraverso la sofferenza e il dolore!

Nella consapevolezza di aver attinto solo un poco alla ricchezza del mistero del battesimo, a conclusione delle Giornate ci si è dati appuntamento alla prossima edizione! Sarà un appuntamento del tutto speciale perché cadrà nell’anno trecentenario della morte del Padre di Montfort. Indetto dalle tre Congregazioni Monfortane, ossia la Compagnia di Maria, le Figlie della Sapienza e i Fratelli di San Gabriele, si aprirà infatti il 24 maggio 2015 a Saint-Laurent-sur-Sèvre e si chiuderà l’11 settembre 2016 al Calvario di Pontchâteau.

Per scaricare il materiale cliccare su http://www.monfortani.it/loreto_2014.html

Papa Francesco: in missione sempre sulla scia di Maria

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«La Chiesa, quando cerca Cristo bussa sempre alla casa della Madre e chiede: “Mostraci Gesù”. È da Lei che si impara il vero discepolato. Ed ecco perché la Chiesa va in missione sempre sulla scia di Maria…
Cari amici, siamo venuti a bussare alla porta della casa di Maria. Lei ci ha aperto, ci ha fatto entrare e ci mostra suo Figlio. Ora Lei ci chiede: «Qualsiasi cosa vi dica, fatela» (Gv 2, 5). Sì, Madre nostra, noi ci impegniamo a fare quello che Gesù ci dirà! E lo faremo con speranza, fiduciosi nelle sorprese di Dio e pieni di gioia. Così sia».

(Omelia, Aparecida, 24 luglio 2013)

Maria: la discreta che fa spazio alla Grazia

immacolata«…a Dio mancava il potersi inserire umanamente nella nostra storia: aveva bisogno di una madre, e ce la chiese. Quella è la Madre a cui guardiamo oggi, la figlia del nostro popolo, la serva, la pura, la sola di Dio; la discreta che fa spazio affinché il Figlio realizzi il segno, colei che facilita in ogni momento questa realtà ma non da padrona né come protagonista, bensì come serva; la stella che sa spegnersi affinché il Sole si manifesti.
Questa è la mediazione di Maria alla quale ci riferiamo oggi. Mediazione di donna che non rinnega la sua maternità, l’assume dall’inizio; maternità con doppio parto, uno a Betlemme e un altro sul Calvario; maternità che contiene ed accompagna gli amici di suo Figlio il quale è l’unico riferimento fino alla fine dei giorni.
E così Maria continua a stare con noi, “collocata al centro stesso di quella inimicizia, di quella lotta che accompagna la storia dell’umanità sulla terra e la storia stessa della salvezza” (Cfr. Redemptoris Mater 11). Madre che fa spazio affinché giunga la Grazia.
Quella Grazia che rivoluziona e trasforma la nostra esistenza e la nostra identità: lo Spirito Santo che ci fa figli adottivi, ci libera da ogni schiavitù e, in un possesso reale e mistico, ci consegna il dono della libertà e chiede, da dentro di noi, l’invocazione della nuova appartenenza: Padre!».

(Card. Bergoglio, 7 novembre 2011)

Papa Francesco: la Madonna che sempre va in fretta per noi!

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«Quando la Madonna, appena ricevuto l’annunzio che sarebbe stata madre di Gesù, e anche l’annunzio che sua cugina Elisabetta era incinta – dice il Vangelo – se ne andò in fretta; non aspettò. Non ha detto: “Ma adesso io sono incinta, devo curare la mia salute. Mia cugina avrà delle amiche che forse l’aiuteranno”. Lei ha sentito qualcosa e “se ne andò in fretta”.
È bello pensare questo della Madonna, della nostra Madre, che va in fretta, perché ha questo dentro: aiutare. Va per aiutare, non va per vantarsi e dire alla cugina: “Ma senti, adesso comando io, perché sono la Mamma di Dio!” No, Non ha fatto quello. È andata ad aiutare! E la Madonna è sempre così. È la nostra Madre, che sempre viene in fretta quando noi abbiamo bisogno.

Sarebbe bello aggiungere alle Litanie della Madonna una che dica così: “Signora che vai in fretta, prega per noi!”. È bello questo, vero? Perché Lei va sempre in fretta, Lei non si dimentica dei suoi figli. E quando i suoi figli sono nelle difficoltà, hanno un bisogno e la invocano, Lei in fretta va. E questo ci dà una sicurezza, una sicurezza di avere la Mamma accanto, al nostro fianco sempre. Si va, si cammina meglio nella vita quando abbiamo la mamma vicina. Pensiamo a questa grazia della Madonna, questa grazia che ci dà: di essere vicina a noi, ma senza farci aspettare. Sempre! Lei è – abbiamo fiducia in questo – per aiutarci. La Madonna che sempre va in fretta, per noi.

La Madonna ci aiuta anche a capire bene Dio, Gesù, a capire bene la vita di Gesù, la vita di Dio, a capire bene che cosa è il Signore, com’è il Signore, chi è Dio. […] chiediamo alla Madonna, la Madonna nostra Madre, in fretta sempre per aiutarci, che ci insegni a capire bene com’è Dio: com’è il Padre, com’è il Figlio e com’è lo Spirito Santo».

(Omelia, Solennità della Santisisma Trinità, Parrocchia “Santi Elisabetta e Zaccaria”, 26 maggio 2013)

La devozione di Papa Francesco alla «Vergine che scioglie i nodi»

MariascioglienodiNon si può comprendere a fondo la tenerezza e la misericordia che caratterizzano la peculiare fisionomia del magistero di papa Francesco senza cogliere l’immanenza della Madre di Dio nella sua vita. E senza tener presente il titolo particolare con il quale egli sovente ama venerarla e invocarla: Colei che scioglie i nodi. […]

La venerazione della «Vergine che scioglie i nodi» ha origine da un’immagine votiva bavarese risalente al 1700 (Maria Knotenlöserin) ad opera del pittore tedesco Johann Melchior Schmidtner, ora conservata come pala d’altare in una cappella della chiesa romanica di San Peter in Perlach, tenuta dai gesuiti nel cuore della città di Augsburg, in Baviera. Ed è lì che negli anni Ottanta, durante i suoi soggiorni di studio a Ingolstadt, padre Bergoglio la scoprì. Tornato in Argentina egli iniziò a divulgarne la conoscenza, incontrando grande rispondenza nel popolo. Divenuto poi vescovo ausiliare di Buenos Aires, si adoperò affinché all’effige della Vergine scioglitrice dei nodi venisse dedicato un santuario. Un’artista locale dipinse una riproduzione del quadro e l’8 dicembre 1996, nella chiesa porteña di San José del Talar, Nuestra Señora la que Desata los Nudos venne intronizzata alla presenza di migliaia di fedeli.

Come arcivescovo, Bergoglio ne consolidò il culto continuando a inaugurare cappelle in suo onore e a servirsi dell’effige anche come personale ‘biglietto da visita’, scrivendo a vicini e lontani. Chi guarda per la prima volta il dipinto resta sorpreso dal motivo inconsueto. Il singolare e suggestivo dipinto, infatti, non presenta la consueta immagine della Madonna con il bambino, bensì la Vergine Immacolata nel suo stato di Assunta in cielo che schiaccia la testa del serpente mentre è intenta a sciogliere con le sue mani nodi da un nastro sorretto da due angeli. Posto al suo fianco uno dei due angeli porge alla Madonna il nastro aggrovigliato di nodi piccoli e grandi. Dall’altro lato il nastro, in cui si rispecchiano la luce della misericordia e della salvezza divina, scivola ormai liscio nelle mani dell’angelo che lo mostra con uno sguardo eloquente al fedele la cui preghiera è stata ascoltata, il cui nodo è stato sciolto per l’intercessione, le mani di Maria.

L’immagine iconografica e il gesto di Maria sono tuttavia carichi di significati allegorici più ampi, sottolineati e suggeriti da Bergoglio, che rimanda alle parole di Ireneo di Lione nella sua opera Adversus haereses riportate nella Costituzione dogmatica conciliare sulla Chiesa Lumen gentium: «Volle il Padre delle misericordie che l’accettazione della predestinata Madre precedesse l’incarnazione, perché così, come una donna aveva contribuito a dare la morte, una donna contribuisse a dare la vita… ‘Il nodo della disobbedienza di Eva ha avuto la sua soluzione con l’obbedienza di Maria; ciò che Eva legò con la sua incredulità, la Vergine Maria sciolse con la fede’».

Maria, dunque, era ed è presente in ogni tempo come scioglitrice dei nodi della colpa e dei mali. «Tutti – ha spiegato più volte Bergoglio – abbiamo nodi nel cuore, mancanze, e attraversiamo difficoltà. Il nostro Padre buono, che distribuisce la grazia a tutti i suoi figli, vuole che noi ci fidiamo di Lei, che le affidiamo i nodi dei nostri mali, i grovigli delle nostre miserie che ci impediscono di unirci a Dio, affinché Lei li sciolga e ci avvicini a suo figlio Gesù. Questo è il significato dell’immagine».
Ecco il testo della «Preghiera a Maria che scioglie i nodi», diffusa con l’imprimatur dell’allora arcivescovo di Buenos Aires monsignor Bergoglio:

«Santa Maria, piena della Presenza di Dio, durante i giorni della tua vita accettasti con tutta umiltà la volontà del Padre, e il Maligno mai fu capace di imbrogliarti con le sue confusioni. Già insieme a tuo Figlio intercedesti per le nostre difficoltà e con tutta semplicità e pazienza ci desti un esempio di come dipanare la matassa delle nostre vite. E rimanendo per sempre come Madre Nostra poni in ordine e fai più chiari i legami che ci uniscono al Signore.
Santa Maria, Madre di Dio e Madre nostra, tu che con cuore materno sciogli i nodi che stringono la nostra vita, ti chiediamo di ricevere nelle tue mani… e che ci liberi dai legacci e dalle confusioni con cui ci tormenta colui che è nostro nemico.
Per tua grazia, per tua intercessione, con il tuo esempio liberaci da ogni male, Signora nostra, e sciogli i nodi che impediscono di unirci a Dio affinché, liberi da ogni confusione ed errore, possiamo incontrarlo in tutte le cose, possiamo tenere riposti in lui i nostri cuori e possiamo servirlo sempre nei nostri fratelli. Amen».

Fonte: Stefania Falasca, Avvenire, 14 aprile 2013.