Nulla è più dolce della conoscenza di Gesù Cristo!

croce oroLa vera Sapienza e il gusto della vita è Gesù Cristo: lui dobbiamo conoscere e amare. Questa è l’unica scienza che dobbiamo desiderare: la più importante e necessaria per noi. Ma anche la più bella e gioiosa. Il mondo segue altre sapienze, ma noi vogliamo seguire solo Gesù. Diciamo il mondo, per indicare la mentalità corrente, le mode del momento, il pensare comune, lo stile di vita considerato come normale, gli ideali che attirano di più. È facile richiamarne i segni: cercare la ricchezza, amare il potere, desiderare il successo. Secondo il mondo, è importante essere famosi, che tutti ti conoscano, che tutti ti cerchino, che si riconosca di aver bisogno di te, che tu sei il più grande, il più bello, il più ricco, il più intelligente. E quasi senza accorgersi, si trova normale che questi siano gli ideali che tutti cercano di raggiungere. Invece, ciò che davvero conta è soltanto conoscere e amare Gesù Cristo.

Scrive Montfort, in AES 9:

«La scienza di Gesù è la più nobile di tutte le scienze, perché ha per oggetto ciò che vi è di più nobile e sublime, la Sapienza increata e incarnata, che racchiude in sé ogni pienezza della divinità e dell’umanità e tutto ciò che vi è di più grande sotto il cielo e sulla terra, tutte le creature, visibili e invisibili, spirituali e corporali. Nulla poi è così dolce come la conoscenza della divina Sapienza».

La conoscenza e l’amore di Gesù è la scienza più nobile; noi oggi diremmo la scienza più alta e importante. Montfort ci vuol dire che quando si ama Gesù con tutto sé stessi, quando si vive secondo il suo stile di vita e seguendo i suoi insegnamenti non vi può essere condizione di vita migliore. Questo amore ci rende felici, ci colma di soddisfazione e non ci fa desiderare altro nella nostra esistenza. Altri possono regolarsi diversamente, affannarsi per altri ideali, correre per raggiungere promozioni umane; a noi basta Gesù Cristo, il suo amore per noi, la sua presenza e compagnia, e l’amore nostro per lui, profondo, intimo, fino a perderci in lui.

E la conoscenza della divina Sapienza è dolce. La dolcezza e la tenerezza sono caratteri della stessa personalità di Gesù. Egli è tenero nel suo amore per noi, è dolce in ogni suo comportamento: è stato sempre dolce con tutti durante la sua vita terrena, nei gesti, nelle parole, nel modo di fare. Allora, più noi conosciamo, amiamo e imitiamo Gesù, più anche noi saremo nella tenerezza e nella dolcezza.

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Itinerario verso la consacrazione

manifesto

Se hai un cuore, puoi tenere la porta chiusa a Gesù?

28wp1024-768FMJ«Aprite a Gesù Cristo! Non abbiate paura! Aprite, anzi, spalancate le porte a Gesù Cristo!». È un invito reso famoso da san Giovanni Paolo II, per averlo spesso quasi gridato nei suoi discorsi, fin dall’inizio del pontificato. Anche nel racconto della vita di san Luigi Maria di Montfort si incontra questa espressione: “Aprite a Gesù Cristo!”. Quando il santo missionario bussò alla porta dei suoi colleghi sacerdoti durante una missione, portando sulle spalle un povero malato.

Fin dalle prime pagine de L’Amore dell’eterna Sapienza, Montfort ci vuole rassicurare che la presenza di Gesù Cristo nella vita di un uomo, di una donna, di una famiglia, di un gruppo, non vuol essere, e non è, un peso, né un vincolo, né una limitazione della libertà. Al contrario, Gesù desidera essere nel nostro interiore per renderci felici.

“A voi uomini, io mi rivolgo; ai figli dell’uomo è diretta la mia voce. O uomini! O figli degli uomini! A voi io grido da così lungo tempo; è a voi che la mia voce si rivolge; voi io desidero; sono in cerca di voi; voi voglio avere! Ascoltate, venite a me; io vi voglio rendere felici” (AES 66).

È commovente costatare questa gara dei desideri. L’uomo desidera essere felice, perciò comprende che deve desiderare la Sapienza di Dio, Gesù Cristo. E scopre che prima di lui, lo stesso Gesù Cristo ha desiderato incontrare l’uomo, ogni uomo e donna, esattamente per renderli felici. Perciò da subito Montfort vuole precisare che tu non devi temere nulla, perché non hai nulla da perdere. Anzi, tu hai in Gesù un amico, un innamorato che da tempo ti sta facendo capire che ti ama alla follia, e aspetta con ansia che tu te ne accorga, per essere felice lui, e per rendere felice te.

Questo Gesù pertanto è dolce e ti vuole attirare a sé; è familiare e invitante, non quindi un estraneo di cui diffidare. E sebbene egli sia Dio, grande e potente, luminoso da abbagliare i tuoi poveri occhi, tuttavia egli si è fatto simile a te, piccolo per adattarsi alla tua pochezza, umano per sentire come te – uomo o donna – i battiti del cuore, le emozioni dei sentimenti, la passione dell’amore. Ancora di più. Gesù – scrive Montfort – viene a mendicare il tuo amore. Si siede alla tua porta di casa e ti supplica di aprire. Egli ha aspettato per tanto tempo, forse ancora sta aspettando che tu apra e lo faccia entrare; infatti desidera abitare con te, stare accanto a te, solo per amarti ed essere amato.

Se hai un cuore, puoi tenere la porta chiusa? C’è una sapienza del mondo che rifiuta la Sapienza di Dio. È il mondo di coloro che si credono ricchi e potenti; essi non sentono il bisogno né di amare, né di essere amati. Perciò chiudono la porta a Gesù Cristo. Oggi il mondo  non sente il bisogno di Dio e la Sapienza è come ridotta sul lastrico, rifiutata da tutti coloro che non ne conoscono il valore. E il mondo non sa cosa perde!

Sii tu, ad aprire alla Sapienza! Adorna la tua casa per poterla accogliere. Se tu le offrirai rifugio, scoprirai la fortuna di averla con te. E sarà la tua vera felicità.

Gesù, Sapienza di Dio

sapienzaC’è un testo nella Vera Devozione che riassume in poche righe tutto ciò che Gesù Cristo è per Montfort e ciò che deve essere per ogni cristiano:

«solo in [Gesù Cristo] abitano tutta la pienezza della divinità e tutte le altre pienezze di grazie, di virtù e perfezioni; solo in lui che noi siamo stati benedetti…egli è il nostro unico maestro…unico Signore…unico modello…unica via, verità e vita…» (cfr. VD 61).

Ma è ne L’Amore dell’eterna Sapienza che Montfort svela chi è Gesù per lui e chi deve essere per noi. Gesù è chiamato Sapienza. Conoscere la Sapienza, cioè Gesù Cristo, per vivere nel suo amore, per averlo in noi, per amarlo è tutto. È la sola cosa che davvero importa e conta.

Lo scritto di Montfort inizia con una preghiera per avere la Sapienza. Bisogna mettersi anzitutto in ginocchio perchè non è una nostra conquista, non è frutto di una speciale intelligenza umana.

Gesù Cristo diventa l’unico tesoro della tua vita se lo accogli, se lo ami, se lo lasci entrare nel tuo cuore. Tu devi sentirti come un bambino che ha bisogno di lui; un bambino che ancora non sa parlare, che balbetta perché non è capace ancora di parlare bene; un bambino che va a scuola perché deve ancora imparare tutto. Ma un bambino che ha un grande desiderio nel cuore. Il desiderio della Sapienza, di Gesù Cristo, unica acqua che può calmare la sua sete, unica luce di cui sente il bisogno, unica vita che lo può rendere felice (cfr. AES 1-2).

Francesco: le braccia della Madre, “scala” sulla quale il Figlio di Dio scende verso di noi

«Teniamo davanti agli occhi della mente l’icona della Madre Maria che cammina col Bambino Gesù in braccio. Lo introduce nel tempio, lo introduce nel popolo, lo porta ad incontrare il suo popolo.

Le braccia della Madre sono come la “scala” sulla quale il Figlio di Dio scende verso di noi, la scala della accondiscendenza di Dio. Lo abbiamo ascoltato nella prima Lettura, dalla Lettera agli Ebrei: Cristo si è reso «in tutto simile ai fratelli, per diventare un sommo sacerdote misericordioso e degno di fede» (2,17). E’ la duplice via di Gesù: Egli è sceso, si è fatto come noi, per ascendere al Padre insieme con noi, facendoci come Lui.

Possiamo contemplare nel cuore questo movimento immaginando la scena evangelica di Maria che entra nel tempio con il Bambino in braccio. La Madonna cammina, ma è il Figlio che cammina prima di Lei. Lei lo porta, ma è Lui che porta lei in questo cammino di Dio che viene a noi affinché noi possiamo andare a Lui.

Gesù ha fatto la nostra stessa strada per indicare a noi il cammino nuovo, cioè la “via nuova e vivente” (cfr Eb 10,20) che è Lui stesso. E per noi, consacrati, questa è l’unica strada che in concreto e senza alternative, dobbiamo percorrere con gioia e speranza».

Francesco, Omelia, 2 febbraio 2015