Fatti per l’infinito

Sfogliando L’Amore dell’eterna Sapienza hogabbiano notato che lo scritto di Montfort si apre e si chiude con una preghiera. All’inizio è una preghiera per ottenere la Sapienza (cf AES 1-2) … alla fine la preghiera si trasforma in un atto di consacrazione (cf AES 223-226). Il respiro è diverso: il desiderio di possedere la Sapienza si trasforma in desiderio di essere da Lei posseduto e di appartenerLe!

Dice Montfort che la Sapienza si offre «unicamente a coloro che la desiderano e la cercano con ardore pari al suo grande merito» (AES 30). E quindi, «Bisogna essere come Salomone e Daniele, uomini di desiderio, per ottenere questo grande tesoro della Sapienza» (AES 183). Bisogna essere persone di desiderio… immenso… dilatato… che muove alla ricerca. Un desiderio che non finisce a se stesso, ma che tende ad accendere negli altri un anelito nuovo e altrettanto ardente di amare e possedere la Sapienza.

È illuminante, e insieme bello, pensare la fede come storia del desiderio e incontro tra desideri… come avventura vissuta dall’inizio alla fine sulle ali del desiderio!

Oggi c’è una sorta di caduta del desiderio: si desidera poco. C’è inoltre una sorta di clonazione dei desideri, per lo più sono a medio termine, indotti e confusi con i bisogni. Per questo è importante mettere a fuoco l’oggetto del desiderio. Luigi Maria ricorda che il desiderio di Dio è il più profondo tra i desideri del cuore umano perché il cuore di ogni uomo e di ogni donna, sebbene piccolo, si porta dentro il desiderio di assoluto, di infinito. Noi siamo per l’Infinito e l’Infinito è per noi… la Sapienza è per l’uomo e l’uomo è per la Sapienza! Per questo Montfort non cessa di interrogare il nostro cuore: «Fino a quando, figli degli uomini, avrete il cuore duro e rivolto verso la terra? Fino a quando amerete la vanità e cercherete la menzogna? perché non volgete i vostri occhi ed i vostri cuori verso la divina Sapienza? Di tutte le cose che si possono desiderare è la più desiderabile» (AES 181).

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Conoscere Gesù Cristo … è fare centro nella vita

arciereScrive Montfort ne L’Amore dell’eterna Sapienza, 11:

«Vogliamo davvero possedere la vita eterna? Impariamo a conoscere l’eterna Sapienza. Vogliamo avere la perfezione della santità in questo mondo? Cerchiamo di conoscere la Sapienza.Vogliamo piantare nel cuore la radice dell’immortalità? Abbiamo nello spirito la conoscenza della Sapienza. Conoscere Gesù Cristo, la Sapienza incarnata, è sapere abbastanza. Sapere tutto e non conoscere Lui, è non saper nulla».

La conoscenza e l’amore di Gesù è ciò che esiste di più utile e necessario … perché compimento dei desideri più profondi del cuore umano: la felicità, la vita eterna ossia la vita in pienezza. È l’unicum necessario! L’unico che basta! Richiama la risposta di Gesù nella “casa dell’amicizia” di Betania: «tu ti preoccupi e ti agiti per troppe cose … Maria si è scelta la parte migliore che non le sarà tolta!». È l’eredità, la tua parte di eredità. È l’unicum perché è il centro! Noi tutti cerchiamo un centro. Senza un centro rischiamo di sentirci dispersi, lacerati dalle tante forze che sono in noi. Serve un centro attorno al quale riannodare i tanti fili della nostra vita! Gesù lo è!  E noi tutti vogliamo fare centro nella vita. Montfort ci interpella:

«Che serve all’arciere saper tirar la freccia accanto al bersaglio, se non sa tirarla proprio al centro? A che cosa ci serviranno tutte le altre scienze necessarie per la salvezza, se non abbiamo quella di Gesù Cristo, l’unica necessaria, centro a cui tutte le altre devono convergere?» (AES 12).

Già, a che ti serve tutto il resto, se non sai tirare proprio al centro?