“Ho respirato il profumo che la devozione a Maria regala”

consacrazione

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Il 14 giugno 2015 si è tenuto a Trani (Bat) il IX Raduno Regionale dei gruppi mariani monfortani, a pochi giorni dall’apertura del 300° della morte di San Luigi di Montfort, missionario e maestro di spiritualità mariana. Con il gruppo parrocchiale di Gemini ho vissuto un’esperienza indimenticabile. Da tempo aspettavo questo appuntamento; per me è stato il giorno della mia consacrazione a Gesù per Maria, e per molti del gruppo del rinnovo della stessa.

Ancor prima di intraprendere il cammino verso la consacrazione, spesso mi ponevo domande sulla vita di Maria e di Gesù, nei suoi primi trenta anni; e l’invito alle catechesi è stato una pioggia dal cielo, e l’ho accolto come una grazia divina. Ho respirato tutti i profumi che questa devozione a Maria può regalare. Ed è stato l’inizio di tante risposte alle mie domande.

Tornando al raduno di Trani, l’accoglienza è stata molto vivace, animata da briosi ragazzi che con la loro vitalità contagiosa hanno coinvolto i partecipanti. Le intense ore di spiritualità sono state guidate da padre Giovanni Maria Personeni. A renderle ancora più emozionanti sono state le catechesi.

L’Immenso… in un piccolo grano, così il Padre Alfio ha intitolato la sua catechesi su “Il Saluto Angelico che ha salvato il mondo”. Nel suo commento dell’Ave Maria, si è fermato in particolare sulla prima parte della preghiera, descrivendola come una collana costituita da perle prese dalla Parola di Dio e annodate ad pietra preziosa, che è il nome di Gesù. È stato per me bello il pensiero che in un mondo dis-graziato ovvero senza grazia è la Grazia che trova noi: questo mi conforta tanto.

Significativo è stato anche l’intervento di Padre Luciano sul senso della contemplazione e del fare memoria della nostra identità attraverso Maria. Coinvolgenti sono state le tante testimonianze che hanno strappato lacrime e sorrisi.

La giornata è stata un’esperienza toccante, una sorta di pellegrinaggio interiore , dal quale siamo ritornati ricchi della certezza di aver ritrovato il Padre che da sempre ci ha amato e porta il nostro nome tatuato sulla sua mano. Il Signore ha riempito il nostro cuore di gioia e di quella serenità che ci fa volare anche nei momenti più tristi e dolorosi della nostra vita. Nella mia memoria porterò impresso il ricordo di questo giorno, quando inginocchiata davanti all’altare, nella celebrazione eucaristica, ad alta voce ho detto il mio si a Gesù per mezzo di Maria, la nostra Madre amata.

Anna Maria Marzo

Francesco: Maria presentata al tempio è modello di gratuità, di perseveranza e di gioia!

El QuinqueNel Vangelo, il Signore ci invita ad accogliere la missione senza porre condizioni. È un messaggio importante che non è bene dimenticare e che, in questo Santuario dedicato alla Vergine della Presentazione, risuona con un accento particolare. Maria è un esempio di discepola per noi che, come lei, abbiamo ricevuto una vocazione. La sua risposata fiduciosa: «Avvenga per me secondo la tua Parola» (Lc 1,38), ci ricorda le sue parole alle nozze di Cana: «Qualsiasi cosa vi dica fatela» (Gv 2,5). Il suo esempio è un invito a servire come lei. Nella Presentazione della Vergine possiamo trovare alcuni suggerimenti per la chiamata di ognuno di noi.

La Vergine Bambina è stata un dono di Dio per i suoi genitori e per tutto il popolo che aspettava la liberazione. È un fatto che si ripete frequentemente nella Scrittura: Dio risponde al grido del suo popolo, inviando un bambino, debole, destinato a portare la salvezza e che, allo stesso tempo, rinnova la speranza dei genitori anziani. La parola di Dio ci dice che nella storia di Israele i giudici, i profeti, i re sono un dono del Signore per far giungere la sua tenerezza e la sua misericordia al suo popolo. Sono segno della gratuità di Dio: è Lui che li ha eletti, scelti e inviati. Questo ci libera dall’autoreferenzialità, ci fa comprendere che non ci apparteniamo più, che la nostra vocazione ci chiede di rinunciare ad ogni egoismo, ad ogni ricerca di guadagno materiale o di compensazione affettiva, come ci ha detto il Vangelo. Non siamo mercenari, ma servitori; non siamo venuti per essere serviti, ma per servire e lo facciamo con pieno distacco, senza bastone e senza bisaccia. (…). Che la vanagloria e la mondanità non ci facciano dimenticare da dove Dio ci ha riscattati!, che Maria del Quinche ci faccia scendere dalle nostre ambizioni, dai nostri interessi egoistici, dalle eccessive attenzioni verso noi stessi!

Il secondo punto che mi richiama la Presentazione della Vergine è la perseveranza. Nella suggestiva iconografia mariana di questa festa, la Vergine Bambina si allontana dai suoi genitori salendo la scalinata del tempio. Maria non guarda indietro e, con chiaro riferimento al monito evangelico, cammina decisa in avanti. Anche noi, come i discepoli nel Vangelo, ci mettiamo in cammino per portare ad ogni popolo e luogo la Buona Notizia di Gesù. Perseveranza nella missione significa non andare girando di casa in casa, cercando dove ci trattino meglio, dove ci siano più mezzi e comodità. Richiede di unire la nostra sorte a quella di Gesù sino alla fine. (…). Perseverare, anche se ci respingono, anche se viene la notte e crescono lo smarrimento e i pericoli. Perseverare in questo sforzo, sapendo che non siamo soli, che è il Popolo Santo di Dio che cammina.

L’immagine della Presentazione ci dice che, una volta benedetta dai sacerdoti, la Vergine bambina si sedette sui gradini dell’altare e poi, alzatasi in piedi, danzò. Penso alla gioia che si esprime nelle immagini del banchetto di nozze, degli amici dello sposo, della sposa adornata con i suoi gioielli. È la gioia di chi ha scoperto un tesoro e ha lasciato tutto per averlo. Incontrare il Signore, vivere nella sua casa, partecipare alla sua intimità, impegna all’annuncio del Regno e a portare la salvezza a tutti. Attraversare le soglie del Tempio esige di trasformarci come Maria in templi del Signore e metterci in cammino per portarlo ai fratelli. La Vergine, come prima discepola missionaria, dopo l’annuncio dell’Angelo, partì senza indugio verso un villaggio della Giudea, per condividere questa immensa esultanza, la stessa che fece sussultare san Giovanni Battista nel grembo di sua madre. Chi ascolta la sua voce “sussulta di gioia” e diventa a sua volta predicatore della sua gioia. La gioia di evangelizzare muove la Chiesa, la fa uscire, come Maria.

Al clero, ai religiosi/e, ai seminaristi, Santuario “El Quinche”, Ecuador, Discorso, 8 luglio 2015

Francesco: il sì di Maria al sogno di Dio ci aiuta a tenere vive la fede e la speranza

Papa Francesco prega al Santuario di Caacupe, a Caacupe, Paraguay. Il santuario è il più importante sito di pellegrinaggio del paese. (AP Photo/Alessandro Bianchi, Pool)

Papa Francesco prega al Santuario di Caacupe.

Trovarmi qui con voi è sentirmi a casa, ai piedi di nostra Madre la Vergine dei Miracoli di Caacupé. In un santuario noi figli ci incontriamo con nostra Madre e tra noi ricordiamo che siamo fratelli. È un luogo di festa, di incontro, di famiglia. Veniamo a presentare le nostre necessità, veniamo a ringraziare, a chiedere perdono e a cominciare di nuovo. Quanti battesimi, quante vocazioni sacerdotali e religiose, quanti fidanzamenti e matrimoni sono nati ai piedi di nostra Madre! Quante lacrime, quanti addii! Veniamo sempre con la nostra vita, perché qui siamo a casa e la cosa migliore è sapere che c’è qualcuno che ci aspetta. Come tante altre volte, siamo venuti perché vogliamo rinnovare le nostre energie per vivere la gioia del Vangelo (…).

Nel Vangelo abbiamo appena ascoltato l’annuncio dell’Angelo a Maria che le dice: «Rallegrati, piena di grazia, il Signore è con te». Rallegrati, Maria, rallegrati. Davanti a questo saluto, lei restò sconcertata e si domandava che cosa volesse dire. Non capiva molto che cosa stava succedendo. Ma comprese che veniva da Dio e disse “sì”. Sì al sogno di Dio, sì al progetto di Dio, sì alla volontà di Dio. Un “sì” che, come sappiamo, non fu per niente facile da vivere. Un “sì” che non la riempì di privilegi o distinzioni, ma che, come le dirà Simeone nella sua profezia: «Anche a te una spada trafiggerà l’anima» (Lc 2,35). Eccome l’ha trafitta! Per questo la amiamo tanto e troviamo in lei una vera Madre che ci aiuta a tenere vive la fede e la speranza in mezzo a situazioni complicate. Seguendo la profezia di Simeone, ci farà bene ripercorrere brevemente tre momenti difficili della vita di Maria.
1. La nascita di Gesù. «Non c’era posto per loro» (Lc 2,7). Non avevano una casa, un’abitazione per accogliere il loro figlio. Non c’era spazio per poterlo dare alla luce. E nemmeno la famiglia vicina, erano soli. L’unico posto disponibile era una stalla di animali. E nella sua memoria sicuramente risuonavano le parole dell’Angelo: «Rallegrati, Maria, il Signore è con te». E lei avrebbe potuto chiedersi: Dov’è adesso?
2. La fuga in Egitto. Dovettero partire, andare in esilio. Là non solo non avevano un posto, una famiglia, ma anche la loro vita era in pericolo. Dovettero mettersi in cammino e andare in terra straniera. Furono migranti perseguitati per l’avidità e l’avarizia dell’imperatore. E anche là lei avrebbe potuto chiedersi: Dov’è quello che mi ha detto l’Angelo?
3. La morte sulla croce. Non deve esistere una situazione più difficile per una madre che accompagnare la morte di suo figlio. Sono momenti strazianti. Ed ecco vediamo Maria, ai piedi della croce, come ogni madre, salda, senza venir meno, che accompagna suo Figlio fino all’estremo della morte e della morte di croce. E anche lì lei avrebbe potuto domandarsi: Dov’è quello che mi ha detto l’Angelo? E poi la vediamo che tiene uniti e sostiene i discepoli.

Contempliamo la sua vita, e ci sentiamo compresi, capiti. Possiamo sederci a pregare e usare un linguaggio comune davanti a una serie di situazioni che viviamo ogni giorno. Ci possiamo identificare in molte situazioni della sua vita. Raccontarle le nostre realtà perché lei le comprende.

Lei è la donna di fede, è la Madre della Chiesa, lei ha creduto. La sua vita è testimonianza che Dio non delude, che Dio non abbandona il suo Popolo, anche se ci sono momenti o situazioni in cui sembra che Lui non ci sia. Lei è stata la prima discepola che ha accompagnato il suo Figlio e ha sostenuto la speranza degli apostoli nei momenti difficili. Stavano chiusi con non so quante chiavi, per paura, nel cenacolo. È stata la donna che stava attenta e ha saputo dire – quando sembrava che la gioia e la festa stava finendo –: “Vedi, non hanno vino” (cfr Gv 2,3). È stata la donna che ha saputo andare e stare con sua cugina «circa tre mesi» (Lc 1,56), perché non fosse sola nel suo parto. Questa è la nostra Madre, così buona, così generosa, così accompagnatrice della nostra vita.

E tutto questo lo sappiamo dal Vangelo, ma sappiamo anche che, in questa terra, è la Madre che è stata al nostro fianco in tante situazioni difficili. (…). È stata e rimane nei nostri ospedali, nelle nostre scuole, nelle nostre case. È stata e rimane con noi nel lavoro e nel cammino. È stata e rimane alla mensa di ogni casa. È stata e rimane nella formazione della Patria, facendo di noi una Nazione. Sempre con una presenza discreta e silenziosa. Nello sguardo di un’effigie, di un’immaginetta o di una medaglia. Sotto il segno di un rosario, sappiamo che non siamo soli, che lei ci accompagna.

E perché? Perché Maria semplicemente ha voluto rimanere in mezzo al suo Popolo, con i suoi figli, con la sua famiglia. Seguendo sempre Gesù, dalla parte della folla. Come buona madre non ha abbandonato i suoi, ma al contrario sempre si è fatta trovare là dove il figlio poteva avere bisogno di lei. E questo, solo perché è Madre.
Una Madre che ha imparato ad ascoltare e a vivere in mezzo a tante difficoltà da quel: «Non temere», «il Signore con te» (Lc 1,30.28). Una Madre che continua a dirci: «Qualsiasi cosa vi dica, fatela» (Gv 2,5). È il suo invito costante e continuo: «Qualsiasi cosa vi dica, fatela». Non ha un programma proprio, non viene a dirci nulla di nuovo, anzi, le piace stare zitta, soltanto la sua fede accompagna la nostra fede. (…)

Santuario di Caacupé, Paraguay, Omelia 11 luglio 2015.

Francesco ai bambini ammalati e alle loro famiglie: «Dove c’è Gesù c’è Maria»

AP2974129_Articolo«Non dimentichiamolo: Gesù sta vicino ai suoi figli. Sta bene vicino, nel cuore. Non esitate a pregarlo, non esitate a parlare con Lui, a condividere le vostre domande, i dolori. Lui c’è sempre, ma sempre, e non vi lascerà cadere. E di una cosa siamo sicuri e ancora una volta lo confermo. Dove c’è un bambino c’è la madre. Dove c’è Gesù c’è Maria…».

Asunción (Paraguay), 11 luglio 2015

Esercizi spirituali alla scuola di Montfort

collevalenzaDal 2 al 5 luglio 2015 alcuni aderenti al movimento Consecratio Mundi, con p. Luciano Nembrini, monfortano,  si sono trovati a Collevalenza presso il Santuario dell’Amore misericordioso per un tempo di esercizi spirituali. E’ stata un’esperienza semplice e bella per stare insieme nel nome dello stesso Signore che con la sua Parola è luce ai nostri passi; e per riscoprire la gioia di essere chiamati a vivere la Consacrazione a Cristo per le mani di Maria come ci ha insegnato Montfort, tornando più forti alla vita di ogni giorno con la certezza di avere un Padre che non ci abbandona mai.