La misericordia di Dio: disegnati e portati sulle sue mani

come bimbo in braccio alla madre

Il convegno dei gruppi mariani monfortani di Puglia, tenutosi ad Altamura, domenica 5 giugno, si è rivelato interessante e coinvolgente non solo nei momenti di preghiera, di adorazione eucaristica e di testimonianze, quanto nell’analisi di alcune tematiche legate al Giubileo della Misericordia, indetto da Papa Francesco.

Le catechesi hanno ricalcato il valore di Maria come ‘Madre di misericordia’; ma, in particolare, una mi ha colpito per la novità del messaggio: ‘Il volto materno della Misericordia del Padre’, proposta da don Rosino Gabbiadini ( parroco a San Vitale, Ravenna ).

L’Anno del Giubileo ci ha abituati all’immagine del Padre misericordioso, ormai ben impressa nel cuore e negli occhi di tutti. Quel Padre, dall’amore ‘viscerale’, oggi lo abbiamo scoperto ‘materno’ nel suo darsi incondizionatamente all’umanità da sempre e per sempre.

Il punto focale della relazione di don Rosino (basata su testi biblici di Genesi, Esodo e del Nuovo Testamento) ha evidenziato la maternità insita nella misericordia di Dio Padre, legandola a quattro atti salienti: creare, proteggere, entrare in intimità, avere compassione.

E, a ben pensarci, una madre ‘pensa’ al proprio figlio già prima di metterlo al mondo; lo immagina, lo accarezza con il pensiero e con il cuore.

La gioia di averlo dato alla luce diventa, immediatamente, premura e desiderio di custodirlo, proteggerlo e accudirlo, perché lei conosce le insidie e gli ostacoli che potranno farlo ‘inciampare’.

Man mano che cresce, una madre costruisce con il figlio un rapporto di intimità speciale e profondo, vivibile e vissuto soltanto dai due soggetti in questione – madre/figlio – e non del tutto manifestabile agli altri. Tant’è che gli occhi di una madre possono ‘intercettare’ ciò che di un figlio non si vede all’esterno, ciò che un figlio non vuole o non riesce a proferire. Una madre percepisce l’interiorità di colui che ha messo al mondo già prima che questi esprima i suoi pensieri, le sue emozioni, le sue ansie, le sue gioie.

In ultimo, chi riesce a provare la vera compassione per un figlio che soffre? Chi entra nel suo dolore e non ne uscirà più fino a quando non vedrà quel  figlio ‘risorgere’ dal suo letto di solitudine, disperazione, malattia, morte? Una madre, ovvero La Madre.

In questi quattro atti si scopre tutta la dolcezza di un Padre misericordioso che ci ha pensati, ci ha creati, ci protegge, entra in intimità con noi ed ha compassione di noi. Quattro atti che ci svelano il Volto materno di Dio.

Don Rosino ha poi fatto riferimento ad un’immagine, che continuo a portarmi dentro: Dio ci ha disegnati sulle Sue Mani; il Suo disegno, il Suo progetto è Lì da sempre e per sempre e da quelle Mani non ci stacchiamo più lungo il cammino dell’esistenza. Quest’immagine ha innescato in me, madre straziata dalla perdita di un figlio, alcune riflessioni.

Noi, infatti, non cadremo mai dalle Mani di Dio, in quanto un ‘collante’ speciale ‘ci lega’: è il Suo Amore infinito, che diventa Misericordia proprio nel momento in cui siamo noi a volerci staccare. Con tenerezza il Padre ci riprende, ci abbraccia, ci rialza e ci sprona ad intraprendere nuove strade.

Nelle sofferenze del corpo e dello spirito, tendiamo a fermarci all’esclamazione: “Dio mio, perché mi hai abbandonato!?”. Ma, così come fa una madre, Dio non abbandona; anzi, accompagna, sorregge, conforta, piange e si rallegra con i figli.

Figli, amati prima di essere creati; figli, che spesso si allontanano dalle Sue Mani, poiché attratti da beni effimeri ed esteriori o perché percossi da tribolazioni. Invece quelle Mani sono lì, sempre pronte a sollevarci quando dinanzi a noi si apre l’abisso del peccato, del male, del dolore. La misericordia materna del Padre non si stanca mai di prendersi cura delle nostre fragilità; sa entrare nel profondo del nostro animo e, nel silenzio o nel buio della realtà che ci circonda, ci parla di amore, di perdono, di teneri abbracci……

“Come un bimbo in braccio a una madre è quieto il mio cuore dentro di me…” (Salmo 130 ). Quando il dolore ci fa urlare ed alzare le mani contro l’abbandono del Padre, non dobbiamo dimenticare che Mani Divine ci hanno dato la vita e quelle Mani sono state ingiustamente inchiodate; tuttavia, si sono aperte con generosità per accogliere tutti gli orrori del mondo. Quelle Mani trafitte possono ancora disegnare e generare una nuova vita, anche quando tutto sembra inutile e perduto.

Credo fermamente che sulla Croce e ai piedi della Croce si sia manifestata l’infinita misericordia di Dio: è nel volto del Figlio Crocifisso; è nel volto della Madre Addolorata, che resta in piedi, non crolla, non si lascia andare prostrata com’è dal dolore; è in Giovanni, che Gesù amava come un figlio; è in tutti noi, nessuno escluso.

Misericordia vuol dire semplicemente Amare andando oltre il pianto, il peccato, l’angoscia, le ingiustizie, le offese. È sapere che il disegno della mia vita, della nostra vita, è stampato e custodito nelle Mani di un Artista Supremo, Dio Padre. E, come una tenera madre, saprà asciugare le lacrime, ridarci gioia e sorrisi; saprà accendere i colori dell’arcobaleno quando il grigiore della solitudine o l’oscurità del dolore ci allontanano dal Padre Eterno, dagli altri e, persino, da noi stessi. E, così, fuggiamo, ci immergiamo nel vuoto frastuono del materialismo o nell’aridità dei sentimenti. Ma, in quel frastuono e in quel deserto dell’anima, Dio viene a cercarci, ci aspetta, ci riprende e ci rimette sulle Sue Mani, ci plasma nuovamente come solo LUI sa e può fare. Lasciamoci prendere dalle Sue Mani, non rifiutiamo di invocare la Sua Misericordia, accogliamola e rendiamola traboccante di frutti con i nostri fratelli.

Un sacerdote, guida spirituale e caro amico, ama ricordare spesso che la Misericordia ha mani e piedi.  Ancora le mani al centro di tutto: ora sono le nostre, che, come quelle di Dio, possono rialzare chi è caduto, consolare chi è afflitto, abbracciare chi è solo, proteggere dal male, rendere migliore la vita di chi è perseguitato, nudo, affamato, carcerato. Anche le nostre mani disegnano, creano, trasformano percorsi di vita impensabili  solo se sono guidate dalle Mani del Padre misericordioso.

“…Seguendo esteriormente le loro creazioni, gli uomini abbandonano il loro Creatore e distruggono ciò che di loro creò… Io mi lascio prendere miseramente e Tu mi liberi misericordiosamente…” (Sant’Agostino, Le Confessioni, Libro X ).

Sabrina Damato

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