Montfort pellegrino: Roma, 6 giugno 1706

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Montfort da Papa Clemente XI – Roma, 6 giugno 1706

“Conferma i tuoi fratelli!” (Lc 22, 32). Gesù l’ha detto a Pietro. Ed è scritto in corrispondenza della statua di san Luigi Maria sul cor­nicione interno della basilica va­ticana. Quasi a sigillare il motivo del pellegrinaggio a Roma, che Montfort aveva deciso di compie­re in quella primavera del 1706: andare dal Papa, per essere da lui rassicurato nelle proprie scelte di vita e nella missione.

Un lungo viaggio, a piedi, chie­dendo ospitalità ed elemosina qua e là. Era passato da Loreto, per stare alcuni giorni in preghie­ra con Maria nella sua casa. E ora voleva parlare con Clemente XI, il Vicario di Cristo in terra, in to­tale fiducia e abbandono. Abbiamo alcuni precisi dettagli circa il suo soggiorno a Roma. Fu ospite per sei giorni presso la casa dei pellegrini francesi, dove il suo nome è registrato dal 20 al 25 maggio 1706; mentre la sua firma autentica certifica che il 4 giugno seguente ha celebrato la santa messa nella chiesa di San Biagio, in via Giulia. Il resto ci è giunto per tradizione orale. Clemente XI lo riceve il 6 giu­gno. Lo ascolta sulle difficoltà che il missionario incontra nel suo ministero di predicazione e sui dubbi che esprime sulla via da seguire. Deve forse cambiare missione? Ma il Papa lo conferma nel servizio svolto finora, anzi lo rafforza con la propria autorità, nominandolo “Missionario Apo­stolico”. Ora, anche a nome del Papa, Luigi Maria da Montfort tornerà a predicare le missioni popolari, rinnovando lo spirito cristiano nei fedeli, aiutandoli a vivere il loro battesimo in modo più autentico.

Roma cristiana

L’udienza dal Papa è stata il mo­mento culminante delle giornate di fede trascorse a Roma. Mont­fort visita e prega nelle basili­che, alle catacombe, sui luoghi che ricordano i primi martiri. La Roma cristiana ravviva in lui il senso della Chiesa, popolo di santi che ha attraversato i secoli, ha celebrato liturgie e ha lascia­to impronte eloquenti di fede e di coraggio evangelico.

Ripreso il cammino del ritorno, sempre a piedi, Luigi Maria me­dita e prega, ormai sicuro della sua missione. Non lo preoccupa il calore dell’estate, né il lungo percorso. Arriverà nella sua terra a fine agosto, stanco e quasi irri­conoscibile. Ma questo pellegri­naggio lascerà un segno perenne nella sua vita e nella storia della Compagnia di Maria.

Nella Francia di allora, tentata di allontanarsi dalla Chiesa di Roma, Montfort predica la de­vozione al Papa e l’amore per la Chiesa universale. Collaborando con i vescovi, egli sceglie tra co­loro che sono fedeli alle direttive del Papa, come lo erano i vesco­vi di La Rochelle e di Luçon. La fedeltà al Vangelo domanda ob­bedienza alla Chiesa e al Papa. In un suo Cantico, Montfort ce­lebra un grande papa, san Pio V, domenicano, il Papa di Lepanto, testimone di povertà e difensore dei poveri.

«Orfanello, non temere, / è tuo appoggio, è tuo pane / in quell’al­ta sua missione; /per voi ciechi è bastone; /per voi poveri, la casa, / il riscatto per voi schiavi; / è perdono ai peccatori / se piange­te i vostri falli». (C 147, str. 10).

Una preziosa eredità

Il pellegrinaggio a Roma del Fondatore lascia alla sua Congre­gazione un’eredità di amore alla Santa Sede che durerà e la distin­guerà nei secoli. Già durante il ‘700 i missionari di Montfort era­no conosciuti come fedelissimi a Roma, controcorrente rispetto a chi voleva passare per moderno rivendicando le “libertà gallica­ne” della Chiesa di Francia. Durante tutto l’800, la Compa­gnia di Maria intesse stretti rap­porti con la Santa Sede. Già con il papa Pio VII, maltrattato da Na­poleone, i superiori della Com­pagnia esprimono solidarietà al Pontefice, e quando nel 1819 il padre Pierre Coupperie viene in­viato a Roma per rendere omag­gio al Papa, egli viene eletto ve­scovo di Bagdad. Il padre Gabriel Deshayes promuove la causa di beatificazione e canonizzazione del Fondatore e lo fa conoscere presso la Curia romana; i suoi scritti sono tradotti, esaminati e apprezzati dalle autorità della Chiesa. Altre figure di missiona­ri di Montfort brillano per la loro obbedienza al Papa. Nel 1832, padre Julien Hilléreau, inviato a Roma per la causa di beatificazio­ne di Montfort, è eletto vescovo di Costantinopoli, dove si reche­rà dando testimonianza di cari­tà e abnegazione fino alla morte (1855). Anche con il Papa Pio IX, quando per disordini politici egli dovette lasciare Roma per Gaeta, i superiori della Compagnia di Maria espressero il loro dolore e osarono proporre la Francia come sicuro rifugio.

Particolarmente da Pio IX in poi, tutti i Pontefici hanno mostrato una predilezione per la dottrina spirituale di san Luigi Maria da Montfort, ma anche i discepoli di questo Santo si sono mostrati devoti al Papa e fedeli alla Roma cristiana. Grande importanza ha avuto per la storia della Compa­gnia l’apertura della prima casa a Roma agli inizi del ‘900, sede della procura generale e di un col­legio internazionale per i giovani missionari, diventata poi centro di diffusione della spiritualità di Montfort, con un santuario dedi­cato a Maria Regina dei Cuori, una rivista mariana e migliaia di associati con la consacrazione a Gesù per mezzo di Maria.

Amore a Roma

E quando nacque la comunità italiana della Compagnia, fu a Roma che mosse i primi passi; a Roma fu aperto il primo studentato, dove i superiori potevano educare i giovani monfortani at­tingendo alle più belle tradizioni cristiane, testimoniate da chiese e monumenti, liturgie e devozioni, garantite dalla presenza del Vica­rio di Cristo. Una preziosa eredità trasmessa dal Fondatore e recepi­ta con venerazione convinta.

Un ideale pellegrinaggio a Roma, frutto del medesimo desiderio che fu di Montfort, di essere in sintonia con il cuore della Chie­sa universale, può essere ravvi­sato nella forte presenza a Roma dei figli di Montfort al tempo del Concilio Vaticano II. Tra i Padri conciliari vi era lo stesso Supe­riore generale della Compagnia di Maria e undici vescovi mon­fortani; ma erano tutti i teologi, i superiori, i formatori, gli studenti della Famiglia monfortana a vi­vere quegli intensi anni di rinno­vamento, di entusiasmo, di fede e di missione, “viste le necessità della Chiesa”, secondo l’espressione cara al Fondatore, che ave­va voluto la sua “piccola e povera Compagnia” come la risposta di carità apostolica, dovuta in obbe­dienza alle parole del Papa Cle­mente XI, nel 1706. E venne an­che il pellegrinaggio di un Papa sulla tomba di san Luigi Maria, quasi a restituire la visita ricevuta a Roma da un suo predecessore tre secoli prima.

Giovanni Paolo II fece il viaggio da Roma alla Francia, includendo una tappa alla basilica di St-Laurent, in Vandea. Un pellegrinaggio a lungo desiderato, in ossequio al suo maestro spirituale, “teologo di classe”, di cui Karol Wojtyla si sentiva discepolo devoto, per averne assimilato la dottrina spi­rituale forse più di chiunque altro nella storia. Quel 19 settembre 1996 si è idealmente chiusa la parabola del missionario che si fa pellegrino a Roma, alla Sede apostolica, da colui che “confer­ma i suoi fratelli” nella fede, per ricevere conforto, e del successo­re di Pietro che si fa pellegrino in Francia per rendere testimonian­za a un santo “Missionario Apo­stolico”. Ciascuno a suo turno, maestro e discepolo, secondo la parola di Gesù nel Vangelo: «Voi non fatevi chiamare ‘rabbi’, per­ché uno solo è il vostro Maestro, e voi siete tutti fratelli… Uno solo è la vostra Guida, il Cristo» (Mt 23, 8).

Fonte: Battista Cortinovis, in: L’Apostolo di Maria, maggio 2017

 

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