La vera devozione: una via perfetta

Maria fiumeMontfort sottolinea una terza qualità della via mariana che porta all’unione con Gesù Cristo. Oltre che facile e breve, è anche una via perfetta! “Perfetto” – in latino perfectum – significa “completo”! Se costruiamo una casa, quando tutto è a posto, dalle fondamenta alle pareti, dal tetto all’arredamento, allora possiamo dire che è perfetta, ossia completa, completata in tutte le sue parti. Montfort insegna un cammino spirituale che è perfetto perché fa raggiungere lo scopo della vita che è la nostra trasformazione in Cristo. Noi siamo fatti per arrivare là e siamo incompleti, imperfetti finché non vi giungiamo. Maria è una via perfetta nel senso che conduce noi alla pienezza dell’età di Gesù sulla terra e della sua gloria nel cielo, e quindi ad essere perfetti e completi.

La via mariana è una via perfetta in primo luogo – dice Montfort – perché è una via immacolata, «senza macchia né bruttura, senza peccato, né originale né attuale, senza né ombre né tenebre» (VD 158). Lo ribadisce in VD 168: «È una via perfetta, dove non c’è sorta di fango, né di polvere, né la minima sozzura di peccato». Quindi, una prima ragione sta in Maria stessa: ella «è la più perfetta e la più santa delle semplici creature» (VD 157)! La perfezione di Maria è un dono gratuito di Dio che nel suo disegno d’amore ha pensato dall’eternità alla Vergine Maria quale punto di incontro tra la grandezza dell’Altissimo con la piccolezza e la fragilità della condizione umana. La Vergine Maria non solo avrebbe dovuto concepire il Verbo incarnato e quindi portare nel suo grembo il Dio fattosi uomo; ma anche avrebbe dovuto dare al Verbo incarnato la natura umana. Ebbene, non si può pensare che Dio, somma perfezione e somma purezza, possa aver ricevuto la natura umana da una creatura toccata – anche se brevemente – dal peccato. Maria è via perfetta perché spazio umano non inquinato dal peccato e sottratto alla presa del maligno! Più volte Montfort lo ribadisce con accenti appassionati: «In Maria non c’è notte, perché non c’è stato il peccato e neppure la minima ombra. Maria è un luogo santo, è il Santo dei santi, dove i santi prendono forma e sono modellati» (VD 218); ancora: «Ella è nata Immacolata,/mai peccato/la sua bellezza ha offuscato» (C 75,19) … «Mai il minimo peccato/la sua purezza ha macchiato» (C 88,6). La perfezione di Maria sta nel suo “sì” pieno, pronunciato senza condizioni; è perfetta perché mai si è allontanata da quell’amore di Dio da cui è nata, perché è tutta relativa a Dio, è la relazione a Dio, che esiste solo in rapporto a Dio; è l’eco di Dio, che non fa che ripetere Dio (cf VD 225).

C’è un secondo motivo, il più importante, che fa di Maria la via perfetta: Gesù Cristo non ha preso altra strada per il grande e meraviglioso viaggio dell’Incarnazione che lei (cf VD 157). Dopo il peccato di Adamo ed Eva, Dio nella sua misericordia non ha mai abbandonato le sue creature in potere del male. Ha cercato tutte le vie percorribili per riallacciare il dialogo d’amore, fino a quando nella pienezza del tempo, ha mandato il suo Figlio, nato da donna (cf Gal 4,4-5). La via mariana è perfetta perché per essa la divinità del Verbo ha potuto assumere in tutto la natura umana, ad eccezione del peccato, senza perdere nulla di ciò che è proprio di Dio: l’Inafferrabile non ha perso nulla della sua immensità… l’Inaccessibile non ha perso nulla della sua maestà e nel tempo non ha cessato di essere Colui che È da tutta l’eternità (cf VD 157).

Ora, se Maria – è il pensiero del Santo di Montfort – è la via perfetta per la quale il Padre nel suo disegno di amore ha deciso di inviare a noi il Verbo eterno, non c’è ragione per pensare che non sia la strada più perfetta anche per andare a Lui mediante Cristo e nello Spirito. Ecco perché Montfort non cambierebbe la via mariana per unirsi a Gesù con nessun’altra. Perché così ha deciso Dio Padre dall’eternità.

San Luigi da Montfort insiste sulla necessità che tutti abbiamo di un mediatore presso il Mediatore stesso (cf VD 85), ribadendo che «è più perfetto perché più umile il non avvicinarsi a Dio da soli, senza un mediatore» (VD 83). Chi meglio di Maria può presentarci al Padre, aiutandoci a non temere la nostra condizione di peccatori? Chi può guidarci in modo perfetto alla casa del Padre, dove lei ci ha preceduto? Chi potrà rifiutarsi di sottomettersi interamente a lei come ha fatto il Verbo che era Dio, imitando così ciò cha ha fatto il Figlio di Dio?

Per mezzo di Maria anche noi possiamo accostarci a Dio in modo perfetto, ossia senza temere nulla, senza riserve, senza paura di essere respinti, senza timore di ingannarci (cf VD 157). Maria aiuta a colmare l’abisso tra la santità del Creatore e il peccato delle creature perché «ella è buona e tenera, non c’è nulla in lei di austero e scostante, nulla di troppo alto e di troppo abbagliante; guardando lei, noi vediamo la nostra semplice natura. Ella non è il sole, che per la violenza dei suoi raggi potrebbe abbagliarci a causa della nostra debolezza; è invece bella e dolce come la luna, che riceve la luce dal sole e la tempera per renderla adatta alla nostra debole portata. È così piena di carità che non rigetta nessuno di coloro che invocano la sua intercessione, anche se sono peccatori» (VD 85). E Maria non solo ci insegna, ma anche percorre con noi la via perfetta della carità che porta nel cuore della Trinità

Montfort e i santuari: Mont Saint-Michel

Castello_12_03 (18)Soldati di San Michele

E ancora l’anno 1706. A fine agosto, Luigi Maria da Montfort è di ritorno in Francia dal grande pellegrinaggio a Loreto e Roma. Mesi di cammino, andata e ritorno, sotto il sole. All’arrivo a Poitiers, il suo compagno fratel Mathurin quasi non lo riconosce. Ma il missionario non si riposa. E prima di riprendere la predicazione, vuole compiere ancora un pellegrinaggio al Mont Saint-Michel, in Normandia, 340 km più a nord. È prossima la data del 29 settembre, festa di San Michele arcangelo. Montfort è molto devoto di tutti gli angeli; incontrando una persona, egli saluta prima il suo angelo custode; entrando in una città o villaggio, saluta gli angeli protettori di quel luogo. Di san Michele poi ha una venerazione speciale; lo vede come pronto esecutore degli ordini di Dio nella lotta contro il male, obbediente ai desideri di Maria, in aiuto ai cristiani in difficoltà.

Nei secoli, la devozione a san Michele è stata diffusa soprattutto a partire dalla grotta a lui dedicata sul Gargano, in Puglia; un luogo ritenuto sacro già nei tempi pagani, simbolo dello scontro tra luce e tenebre, campo di battaglia tra il bene e il male. Da allora, l’Arcangelo è posto a difesa del bene in luoghi simbolicamente rilevanti: all’ingresso di una abitazione, al confini di un territorio, a protezione di un castello.

Mont Saint-Michel, in Normandia, è una postazione avanzata, una rocca ritenuta imprendibile, un’altura sacra; in realtà è un promontorio sul mare, che la marea trasforma in isolotto. Già al tempo di Montfort ricorreva il millennio della costruzione del primo santuario, quando il vescovo Aubert aveva avuto in sogno una visione di san Michele, che gli chiedeva di dedicargli quel luogo. Nel Medioevo, era il pellegrinaggio ritenuto più importante di tutta la Francia. In una concezione drammatica del mondo, il segno della vittoria in mezzo alle calamità. Quel 29 settembre 1706, Luigi Maria, missionario apostolico, non poteva mancare, a segnare un nuovo inizio della sua battaglia contro il peccato, vittorioso con san Michele, in nome di Dio e della Santa Vergine.

Signore, Dio degli eserciti

Quasi simbolicamente riuniti in quell’anno 1706, i pellegrinaggi a Loreto, a Roma, al Mont Saint-Michel, tracciano il programma e dettano lo spirito allo zelo apostolico di Luigi Maria. Una battaglia per la fede, una lotta contro il male, “sotto lo stendardo e la protezione della santissima Vergine” (L 5).

«Signore Dio degli eserciti, i capitani mobilitano le compagnie, i generali arruolano armate immense, gli ammiragli allestiscono intere flotte, i commercianti si associano in folla sui mercati e sulle fiere! E per te, Signore? Non ci sarà proprio nessuno che prenda a cuore la tua causa? Perché così pochi soldati sotto la tua bandiera? Quasi nessuno balzerà in mezzo ai fratelli per lo zelo della tua gloria a gridare come san Michele: Chi è come Dio? Chi sta con il Signore, venga da me! Formiamo insieme, sotto la bandiera della croce, un esercito schierato e pronto alla battaglia, per attaccare compatti i nemici di Dio!» (PI 27-29).

Un linguaggio quasi militare, uno spirito battagliero, per quella “inimicizia”, l’unica, di cui Dio stesso sia l’autore (VD 52), per la quale Maria «deve risultare terribile come schiere a vessilli spiegati» (VD 51), specialmente “in questi ultimi tempi”, quando «gli imitatori degli apostoli predicheranno con abilità così dirompente e con forza così travolgente da scuotere tutti gli animi e i cuori, poiché nelle loro missioni avranno l’unico scopo di attribuire a Dio la gloria dei trofei riportati sui nemici» (PI 22-23). La luce del faro di Mont Saint-Michel arriva lontano. Uno dei suoi primi biografi osserva che in seguito, nelle sue missioni, Montfort prende l’abitudine di costituire delle associazioni di uomini con il titolo di “Soldati di san Michele”, con un regolamento che li aiuti a perseverare nei frutti della missione, con quello spirito di zelo e di santo entusiasmo che egli stesso sente nello svolgere il suo lavoro apostolico. Come altre confraternite o associazioni di laici, uomini o donne, sono una guida di vita spirituale adattata allo stato di ciascuna persona, nell’ordinario dei propri doveri cristiani, ma ben disciplinata, quasi in stile militare.

Anche quando pensa a un gruppo di missionari che si uniscano a lui nel ministero della predicazione, Montfort ricorre a un termine dalla risonanza militare; egli desidera una “compagnia”, la Compagnia di Maria”, sull’esempio della Compagnia di Gesù, dove l’obbedienza e la disciplina sono in primo piano, e per i suoi missionari chiede virtù evangeliche di mansuetudine e laboriosità, ma anche di agilità, di audacia e di coraggio: mansueti come agnelli, elevati come aquile, agili come cervi, coraggiosi come leoni (Cf PI 18). Del resto, anche per se stesso rivendica di perseguire una “sapienza apostolica” capace di «intraprendere del nuovo, procurare la gloria di Dio a spese della propria, realizzare imprese nuove» (Blain, 80). E alle sue prime suore scrive che non si rischia qualche cosa per Dio, non si fa nulla di grande per lui» (L 27).

La missione per i soldati

Dal pellegrinaggio al Mont SaintMichel trascorrono quattro anni O di missioni, predicate in Bretao gna, prima che Montfort arrivi a o La Rochelle, nel maggio 1711. Importante città portuale, La Ro chelle è sede di guarnigione militare, con diversi reggimenti e caserme, sia per I ‘esercito che per la marina. I soldati sono spesso in movimento in quegli anni di guerra; non hanno buona fama, spesso sono rudi con la gente e non brillano per moralità. Luogotenente generale per la regione è il Conte di Chamilly.

Poco dopo l’arrivo del missionario, il Vescovo vuole una grande missione per la città, che affida a Luigi Maria da Montfort, e che si svolge in tre tempi: prima per i soldati, poi per le donne e infine per gli uomini. La predicazione si svolge nella chiesa dei Domenicani, vasta e adatta per acustica e visibilità. Grande successo. E come spesso avviene, la missione termina con la processione per le vie della città. Ma lo spettacolo è insolito: i soldati procedono in perfetta fila, a piedi nudi, un crocifisso in una mano e il rosario nell ‘altra. Li precede un ufficiale, lui pure a piedi scalzi. A intervalli, si alternano i canti dei cantori con quelli dei soldati che intonano cantici di Montfort. Raccoglimento e devozione, tra i colori degli stendardi e la gente che assiste attonita. Dopo la missione, il comandante rimane stupito dal cambiamento nella vita dei soldati; è in ammirazione del missionario, che invita più volte a pranzo da lui. Da parte sua, Montfort diffonde tra i soldati la recita del rosario ed essi gli rimangono fedeli amici. Aveva anche promesso di far costruire una cappella davanti alle caserme, perché avessero più comodità per recitare il rosario. E in seguito, più di una volta, manda loro del cibo, quando dalle raccolte caritative ne riceve più del necessario per i poveri.

Devozione a san Michele

Nel lungo Cantico 139, viene presentato un completo programma di vita spirituale per chi ha seguito una missione fino in fondo; subito dopo le devozioni al sacramento dell’Eucaristia e alla Santa Vergine Maria, vi è una strofa dedicata alla devozione speciale a san Michele: «Ho una grande confidenza / nell’arcangelo Michele, / il cui zelo e la prudenza / già dal Ciel scacciò Lucifero; / tutte l’anime soppesa / per il Cielo e per le fiamme. / Servo Dio con tutto il cuore, / è mia gioia e mio onore». (str. 63).

Fonte: Battista Cortinovis, L’Apostolo di Maria, giugno-luglio 2017, 40-42.