Papa Francesco: Maria aiuta a sviluppare in noi gli anticorpi del Vangelo contro i virus del nostro tempo

cq5dam.web.800.800

Madre Immacolata,
per la quinta volta vengo ai tuoi piedi come Vescovo di Roma,
a renderti omaggio a nome di tutti gli abitanti di questa città.
Vogliamo ringraziarti per la costante premura
con cui accompagni il nostro cammino,
il cammino delle famiglie, delle parrocchie, delle comunità religiose;
il cammino di quanti ogni giorno, a volte con fatica,
attraversano Roma per andare al lavoro;
dei malati, degli anziani, di tutti i poveri,
di tante persone immigrate qui da terre di guerra e di fame.
Grazie perché, appena rivolgiamo a te un pensiero
o uno sguardo o un’Ave Maria fugace,
sempre sentiamo la tua presenza materna, tenera e forte.

O Madre, aiuta questa città a sviluppare gli “anticorpi”
contro alcuni virus dei nostri tempi:
l’indifferenza, che dice: “Non mi riguarda”;
la maleducazione civica che disprezza il bene comune;
la paura del diverso e dello straniero;
il conformismo travestito da trasgressione;
l’ipocrisia di accusare gli altri, mentre si fanno le stesse cose;
la rassegnazione al degrado ambientale ed etico;
lo sfruttamento di tanti uomini e donne.
Aiutaci a respingere questi e altri virus
con gli anticorpi che vengono del Vangelo.
Fa’ che prendiamo la buona abitudine
di leggere ogni giorno un passo del Vangelo
e, sul tuo esempio, di custodire nel cuore la Parola,
perché, come un buon seme, porti frutto nella nostra vita.

Vergine Immacolata,
175 anni fa, a poca distanza da qui,
nella chiesa di Sant’Andrea delle Fratte,
hai toccato il cuore di Alfonso Ratisbonne, che in quel momento
da ateo e nemico della Chiesa divenne cristiano.
A lui ti mostrasti come Madre di grazia e di misericordia.
Concedi anche a noi, specialmente nella prova e nella tentazione,
di fissare lo sguardo sulle tue mani aperte,
che lasciano scendere sulla terra le grazie del Signore,
e di spogliarci di ogni orgogliosa arroganza,
per riconoscerci come veramente siamo:
piccoli e poveri peccatori, ma sempre tuoi figli.
E così di mettere la mano nella tua
per lasciarci ricondurre a Gesù, nostro fratello e salvatore,
e al Padre celeste, che non si stanca mai di aspettarci
e di perdonarci quando ritorniamo a Lui.

Grazie, o Madre, perché sempre ci ascolti!
Benedici la Chiesa che è a Roma,
benedici questa Città e il mondo intero.
Amen.

(Roma, Piazza di Spagna, 8 dicembre 2017)

La conversione alla scuola del Cuore Immacolato di Maria

1totustuus

Come è tradizione il Movimento Consecratio Mundi ripropone il suo Convegno Mariano a Loreto (An), nei giorni dell’Annunciazione (24-26 marzo 2017). Nell’anno centenario della apparizioni della Vergine a Fatima (1917-2017), alla scuola di San Luigi Maria da Montfort si cercherà di comprendere meglio le parole della Vergine: “Dio vuole stabilire nel mondo la devozione al mio Cuore Immacolato”. Queste parole, attendono ancora di essere accolte in cuori puri che nella preghiera e nella conversione tornino a Dio attraverso la via immacolata di Maria.

Scarica il programma del Convegno  programma Consecratio 2017

Papa Francesco: Lasciarci avvicinare da Dio come Maria e Giuseppe

angeloarcabas

Angelo, Arcabas

La liturgia di oggi, che è la quarta e ultima domenica di Avvento, è caratterizzata dal tema della vicinanza, la vicinanza di Dio all’umanità. Il brano del Vangelo (cfr Mt 1,18-24) ci mostra due persone, le due persone che più di ogni altra sono state coinvolte in questo mistero d’amore: la Vergine Maria e il suo sposo Giuseppe. Mistero di amore, mistero di vicinanza di Dio con l’umanità.

Maria è presentata alla luce della profezia che dice: «Ecco, la vergine concepirà e darà alla luce un figlio» (v. 23). L’evangelista Matteo riconosce che ciò è avvenuto in Maria, la quale ha concepito Gesù per opera dello Spirito Santo (cfr v. 18). Il Figlio di Dio “viene” nel suo seno per diventare uomo e Lei lo accoglie. Così, in modo unico, Dio si è avvicinato all’essere umano prendendo la carne da una donna: Dio si avvicinò a noi e ha preso la carne da una donna. Anche a noi, in modo diverso, Dio si avvicina con la sua grazia per entrare nella nostra vita e per offrirci in dono il suo Figlio. E noi che cosa facciamo? Lo accogliamo, lo lasciamo avvicinarsi oppure lo rifiutiamo, lo cacciamo via? Come Maria, offrendo liberamente sé stessa al Signore della storia, gli ha permesso di cambiare il destino dell’umanità, così anche noi, accogliendo Gesù e cercando di seguirlo ogni giorno, possiamo cooperare al suo disegno di salvezza su noi stessi e sul mondo. Maria ci appare dunque come modello a cui guardare e sostegno su cui contare nella nostra ricerca di Dio, nella nostra vicinanza a Dio, in questo lasciare che Dio si avvicini a noi e nel nostro impegno per costruire la civiltà dell’amore.

L’altro protagonista del Vangelo di oggi è san Giuseppe. L’evangelista mette in evidenza come Giuseppe da solo non possa darsi una spiegazione dell’avvenimento che vede verificarsi sotto i suoi occhi, cioè la gravidanza di Maria. Proprio allora, in quel momento di dubbio, anche di angoscia, Dio gli si fa vicino – anche a lui –con un suo messaggero ed egli viene illuminato sulla natura di quella maternità: «Il bambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo» (v. 20). Così, di fronte all’evento straordinario, che certamente suscita nel suo cuore tanti interrogativi, si fida totalmente di Dio che gli si avvicina e, seguendo il suo invito, non ripudia la sua promessa sposa ma la prende con sé e sposa Maria. Accogliendo Maria, Giuseppe accoglie consapevolmente e con amore Colui che in lei è stato concepito per opera mirabile di Dio, a cui nulla è impossibile. Giuseppe, uomo umile e giusto (cfr v. 19), ci insegna a fidarci sempre di Dio, che ci si avvicina: quando Dio ci si avvicina dobbiamo fidarci. Giuseppe ci insegna a lasciarci guidare da Lui con volontaria obbedienza.

Queste due figure, Maria e Giuseppe, che per primi hanno accolto Gesù mediante la fede, ci introducono nel mistero del Natale. Maria ci aiuta a metterci in atteggiamento di disponibilità per accogliere il Figlio di Dio nella nostra vita concreta, nella nostra carne. Giuseppe ci sprona a cercare sempre la volontà di Dio e a seguirla con piena fiducia. Tutti e due si sono lasciati avvicinare da Dio.

«Ecco la vergine concepirà e darà alla luce un figlio: a lui sarà dato il nome di Emmanuele, che significa Dio-con-noi» (Mt 1,23). Così dice l’angelo: “Emmanuele si chiamerà il bambino, che significa Dio-con-noi”, cioè Dio vicino a noi. E a Dio che si avvicina io apro la porta – al Signore – quando sento una ispirazione interiore, quando sento che mi chiede di fare qualcosa di più per gli altri, quando mi chiama alla preghiera? Dio-con-noi, Dio che si avvicina. Questo annuncio di speranza, che si compie a Natale, porti a compimento l’attesa di Dio anche in ciascuno di noi, in tutta la Chiesa, e in tanti piccoli che il mondo disprezza, ma che Dio ama e a cui Dio si avvicina.


Dopo l’Angelus:

Domenica prossima sarà Natale. In questa settimana – mi raccomando – cerchiamo di trovare qualche momento per fermarci, fare un po’ di silenzio, e immaginare la Madonna e san Giuseppe che stanno andando a Betlemme. Immaginare come vanno: il cammino, la fatica, ma anche la gioia, la commozione, e poi l’ansia di trovare un posto, la preoccupazione…, e così via. In questo aiuta molto il presepe. Cerchiamo di entrare nel vero Natale, quello di Gesù, che ci si avvicina – Dio-con-noi, vicino a noi –per ricevere la grazia di questa festa, che è una grazia di vicinanza, di amore, di umiltà e di tenerezza.

Angelus, 18 dicembre 2016

Vergine di Guadalupe. Papa Francesco: Maria luce in una società cieca davanti a esclusi

papamadonnaguadalupe“Beata colei che ha creduto” (Lc 1,45) con queste parole Elisabetta unse la presenza di Maria in casa sua. Parole che nascono dal suo grembo, dalle sue viscere; parole che riescono a far riecheggiare tutto ciò che sperimentò con la visita di sua cugina: “Appena il tuo saluto è giunto ai miei orecchi, il bambino ha sussultato di gioia nel mio grembo. E beata colei che ha creduto” (Lc 1,44-45).

Dio ci fa visita nelle viscere di una donna, muovendo le viscere di un’altra donna con un canto di benedizione e di lode, con un canto di gioia. La scena evangelica porta in sé tutto il dinamismo della visita di Dio: quando Dio ci viene incontro muove le nostre viscere, mette in movimento quello che siamo fino a trasformare tutta la nostra vita in lode e benedizione. Quando Dio ci fa visita ci lascia inquieti, con la sana inquietudine di coloro che si sentono invitati ad annunciare che Egli vive ed è in mezzo al suo popolo. Così lo vediamo in Maria, la prima discepola e missionaria, la nuova arca dell’alleanza che, lontana dal rimanere in un luogo riservato nei nostri templi, esce a far visita e accompagna con la sua presenza la gestazione di Giovanni. Così lo ha fatto anche nel 1531: corse al Tepeyac per servire e accompagnare il popolo che era in gestazione con dolore, diventando Madre sua e di tutti i nostri popoli.

Con Elisabetta anche noi oggi vogliamo ungerla e salutarla dicendo: “Beata colei che ha creduto” e continui a credere “nell’adempimento di ciò che il Signore le ha detto” (v. 45). Maria è così come icona del discepolo, della donna credente e orante che sa accompagnare e incoraggiare la nostra fede e la nostra speranza nelle diverse tappe che ci tocca attraversare. In Maria abbiamo il fedele riflesso “non [di] una fede poeticamente edulcorata, ma [di] una fede forte soprattutto in un’epoca in cui si spezzano i dolci incantesimi delle cose e le contraddizioni entrano in conflitto ovunque”.

Certamente dovremo imparare da questa fede forte servizievole che caratterizza nostra Madre; imparare da questa fede che sa entrare dentro la storia per essere sale e luce nelle nostre vite e nella società.

La società che stiamo costruendo per i nostri figli è sempre più marcata da segni di divisione e di frammentazione, lasciando “fuori gioco” tanti, specialmente coloro che hanno difficoltà a raggiungere il minimo indispensabile per portare avanti la propria vita con dignità. E’ una società alla quale piace vantarsi dei suoi progressi scientifici e tecnologici, ma che è diventata cieca e insensibile davanti a migliaia di volti che restano indietro nel cammino, esclusi dall’orgoglio accecante di pochi. Una società che finisce con il creare una cultura della disillusione, del disincanto e della frustrazione in tantissimi nostri fratelli; e anche di angoscia in tanti altri che sperimentano difficoltà per non restare fuori dal cammino.

Sembrerebbe che senza accorgercene ci siamo abituati a vivere nella “società della sfiducia” con tutto quello che ciò comporta per il nostro presente e specialmente per il nostro futuro; sfiducia che poco a poco va generando stati di indolenza e dispersione. […]

Davanti a tutte queste situazioni, così tutti dobbiamo dire con Elisabetta: “Beata colei che ha creduto”, e imparare da quella fede forte e servizievole che ha caratterizzato e caratterizza nostra Madre.

Celebrare Maria è, in primo luogo, fare memoria della madre, fare memoria che non siamo né mai saremo un popolo orfano. Abbiamo una Madre! E dove è la madre c’è sempre presenza e sapore di casa. Dove è la madre, i fratelli potranno litigare ma sempre trionferà il senso dell’unità. Dove è la madre non mancherà la lotta in favore della fraternità. Sempre mi ha impressionato vedere, in diversi popoli dell’America Latina, quelle madri lottatrici che, spesso da sole, riescono a mandare avanti i figli. Così è Maria. Così è Maria con noi: siamo i suoi figli: Donna lottatrice di fronte alla società della sfiducia e della cecità, di fronte alla società della indolenza e della dispersione; Donna che lotta per rafforzare la gioia del Vangelo. Lotta per dare “carne” al Vangelo.

Guardare la Guadalupana è ricordare che la visita del Signore passa sempre attraverso coloro che riescono “a fare carne” la sua Parola, che cercano di incarnare la vita di Dio nelle proprie viscere, diventando segni vivi della sua misericordia.

Celebrare la memoria di Maria è affermare contro ogni pronostico che “nel cuore e nella vita dei nostri popoli batte un forte senso di speranza, nonostante le condizioni di vita che sembrano offuscare ogni speranza”.

Maria, perché ha creduto, ha amato; perché serva del Signore è serva dei suoi fratelli. Celebrare la memoria di Maria è celebrare che noi come Lei, siamo invitati a uscire e andare all’incontro con gli altri con il suo stesso sguardo, con le sue stesse viscere di misericordia, con i suoi stessi gesti. Contemplarla è sentire il forte invito ad imitare la sua fede. La sua presenza ci porta alla riconciliazione, dandoci forza per generare legami nella nostra benedetta terra latinoamericana, dicendo “sì” alla vita e “no” a ogni tipo di indifferenza, di esclusione, di scarto dei popoli o di persone.

E non abbiamo paura di uscire a guardare gli altri con il suo stesso sguardo. Uno sguardo che ci fa fratelli. Lo facciamo perché, come Juan Diego, sappiamo che qui c’è nostra madre, sappiamo che siamo sotto la sua ombra e la sua protezione, che è la fonte della nostra gioia, che siamo tra le sue braccia.

Donaci la pace e il grano, nostra Signora e Bambina,
una patria che unisca casa, chiesa e scuola,
un pane che sia per tutti e una fede che arda
attraverso le tue mani giunte, i tuoi occhi di stella. Amen.

Omelia, Basilica di San Pietro, 12 dicembre 2016.

Papa Francesco: «O Maria, Madre nostra Immacolata…vengo a te…»

statua piazza di spagnaO Maria, Madre nostra Immacolata,
nel giorno della tua festa vengo a Te,
e non vengo solo:
porto con me tutti coloro che il tuo Figlio mi ha affidato,
in questa Città di Roma e nel mondo intero,
perché Tu li benedica e li salvi dai pericoli.

Ti porto, Madre, i bambini,
specialmente quelli soli, abbandonati,
e che per questo vengono ingannati e sfruttati.

Ti porto, Madre, le famiglie,
che mandano avanti la vita e la società
con il loro impegno quotidiano e nascosto;
in modo particolare le famiglie che fanno più fatica
per tanti problemi interni ed esterni.

Ti porto, Madre, tutti i lavoratori, uomini e donne,
e ti affido soprattutto chi, per necessità,
si sforza di svolgere un lavoro indegno
e chi il lavoro l’ha perso o non riesce a trovarlo.

Abbiamo bisogno del tuo sguardo immacolato,
per ritrovare la capacità di guardare le persone e le cose
con rispetto e riconoscenza,
senza interessi egoistici o ipocrisie.

Abbiamo bisogno del tuo cuore immacolato,
per amare in maniera gratuita,
senza secondi fini ma cercando il bene dell’altro,
con semplicità e sincerità, rinunciando a maschere e trucchi.

Abbiamo bisogno delle tue mani immacolate,
per accarezzare con tenerezza,
per toccare la carne di Gesù
nei fratelli poveri, malati, disprezzati,
per rialzare chi è caduto e sostenere chi vacilla.

Abbiamo bisogno dei tuoi piedi immacolati,
per andare incontro a chi non sa fare il primo passo,
per camminare sui sentieri di chi è smarrito,
per andare a trovare le persone sole.

Ti ringraziamo, o Madre, perché mostrandoti a noi
libera da ogni macchia di peccato,
Tu ci ricordi che prima di tutto c’è la grazia di Dio,
c’è l’amore di Gesù Cristo che ha dato la vita per noi,
c’è la forza dello Spirito Santo che tutto rinnova.
Fa’ che non cediamo allo scoraggiamento,
ma, confidando nel tuo costante aiuto,
ci impegniamo a fondo per rinnovare noi stessi,
questa Città e il mondo intero.
Prega per noi, Santa Madre di Dio!

(Roma – Piazza di Spagna, 8 dicembre 2016)

In Maria: formati e modellati in Gesù diamo carne al Verbo di Dio

arcabas-il-sole-nel-ventre

Arcabas, Il Sole nel ventre

«La fede di Maria dà carne umana a Gesù… Ma quello che è avvenuto nella Vergine Madre in modo unico, accade a livello spirituale anche in noi», ha detto papa Francesco. Parole illuminanti per comprendere ancora di meglio il valore di Maria nella nostra vita spirituale.

Il senso della nostra vita è riuscire ad avere la “forma” di Gesù dentro di noi, ossia il suo atteggiamento di fiducia, di obbedienza al Padre e di amore oblativo verso l’umanità. Maria ci viene donata perché la nostra vita prenda la “forma” di Gesù e quindi anche in noi compia lo stesso miracolo che è avvenuto nell’Incarnazione. Se ne intende Maria perché, come dice Montfort, lei è lo stampo che ha prodotto la forma di Gesù, accogliendo la Parola di Dio e il dono dello Spirito. E noi in Maria troviamo un Dio che è insieme infinitamente santo e condiscendente,  sublime e proporzionato alla nostra debolezza (cf Il Segreto di Maria 20). Un Dio vicino, a portata di mano, che possiamo prendere in braccio, accarezzare, baciare. Anche per questo se ci lasciamo gettare nello stampo divino di Maria, veniamo pre­sto formati e modellati in Gesù Cristo, e Gesù Cristo viene formato e modellato in noi (cf Trattato 219).

Se il senso della nostra vita è assumere la “forma” di Gesù, la nostra vocazione è la stessa di Maria: con il suo coraggio e la sua umiltà dare carne umana al Verbo di Dio «perché Lui possa continuare ad abitare in mezzo agli uomini», ha detto papa Francesco; significa «offrirgli le nostre mani per accarezzare i piccoli e i poveri; i nostri piedi per camminare incontro ai fratelli; le nostre braccia per sostenere chi è debole e lavorare nella vigna del Signore; la nostra mente per pensare e fare progetti alla luce del Vangelo; e, soprattutto, offrire il nostro cuore per amare e prendere decisioni secondo la volontà di Dio. Tutto questo avviene grazie all’azione dello Spirito Santo» (12 ottobre 2013)!

Il Verbo di Dio ha bisogno di una carne, di una umanità per diventare visibile, toccabile, abbracciabile; e quella carne, quella umanità, siamo chiamati a dargliela noi. E il modo per potergliela dare è quello di gettarci in Maria, nel suo grembo, e lì dimorare assumendo i tratti del Figlio.

Trasformati dalla Bellezza … in bellezza

farfalla-bluHa detto papa Francesco: «Il mistero di questa ragazza di Nazareth, che è nel cuore di Dio, non ci è estraneo. Non è lei là e noi qui. No, siamo collegati. Infatti Dio posa il suo sguardo d’amore su ogni uomo e ogni donna! Con nome e cognome. Il suo sguardo di amore è su ognuno di noi» (Angelus, 8 dicembre 2013).

E lo sguardo di Dio che si posa, è uno sguardo che sceglie prima della creazione del mondo per essere santi e immacolati (cf Ef 1,4).

Anche Montfort con stupore ci annuncia  che in noi abita il desiderio di Dio che siamo santi come Lui, per vivere una vita santa, libera dal peccato: «Anima, immagine vivente di Dio, riscattata dal sangue prezioso di Gesù Cristo, la volontà di Dio su di te è che tu diventi santa come lui in questa vita e come lui gloriosa nell’altra. Diventare santo come Dio è tua sicura vocazione; a questo devono tendere tutti i tuoi pensieri, le parole e le azioni, le sofferenze, le aspirazioni della tua vita; altrimenti tu resisti a Dio, non compiendo ciò per cui egli ti ha creata e ti mantiene in vita» (Il Segreto di Maria 3).

Divenire santi è cambiamento radicale che ri­guarda e tocca la totalità del no­stro essere, continua Montfort: «La polvere viene trasformata in luce, il fango in purezza, il peccato in santità, la creatura nel Creatore e l’uomo in Dio! Opera meravigliosa!» (Il Segreto di Maria 3).

L’Immacolata, nella quale riconosciamo il nostro destino più vero,  e Montfort con il suo stupore, ci dicono che Bellezza è l’altro nome della Santità, che divenire santi è lasciarsi trasformare dall’amore e dalla bellezza di Dio … in bellezza!