Guardando a Fatima 2017 – I santuari mariani nella vita di Montfort: Notre-Dame di Parigi

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Notre-Dame di Parigi, portale della Vergine Maria

NELLA CASA DI MARIA

Seminarista a Parigi, Luigi Maria di Montfort vi passa quasi otto anni, dai suoi 19 ai 27, quando nel 1700 viene ordinato sacerdo­te. Da Rennes era arrivato già con alcune idee chiare e desideri: es­sere sacerdote per dedicare tutta la vita a Dio e ai fedeli, nella po­vertà di vita e per i più poveri. In seminario aveva trovato dei mae­stri santi e dotti, dai quali voleva lasciarsi formare, per essere lui pure santo e anche teologicamen­te ben istruito.

La formazione alla vita interiore, anzitutto. Preghiera e contempla­zione, liturgia, fedeltà alla vita di comunità, obbedienza al direttore spirituale. E una grande devozio­ne a Maria. Già quel seminario si distingueva per il culto mariano, la celebrazione delle feste della santa Vergine, la spiritualità del mistero della Incarnazione, ma Luigi Maria sentiva in modo spe­ciale nella sua vita la presenza di Maria, la sua “buona madre”, come usava dire. Ne parlava sem­pre, fino ad apparire esagerato agli occhi dei suoi compagni; leggeva e studiava tutto ciò che trovava in biblioteca sulla santa Vergine, come lui stesso scrive: “Avendo letto quasi tutti i libri che trattano della devozione alla santissima Vergine” (VD 118).

Pellegrino in città

Anche a Parigi, come prima a Rennes, il giovane Luigi Maria ha un luogo di pellegrinaggio. Lo testimonia il suo amico e compa­gno di studio, “la chiesa di Notre- Dame, di Parigi, dove tutti i sa­bati aveva l’abitudine di recarsi a fare la comunione, insieme ad al­tri seminaristi, per devozione alla Santa Vergine” (Blain, cap. 47). Per tradizione, il sabato è nel­la settimana il giorno partico­larmente dedicato a Maria; una tradizione che è arrivata fino ai nostri giorni, poiché ancora oggi molti fedeli segnano il sabato con qualche pratica di devozione alla santa Vergine, come la santa messa in suo onore, una preghie­ra speciale, un digiuno, un fioret­to, la rinuncia a qualche piccola cosa, in modo da fame una me­moria particolare.

Nel caso di Montfort, si aggiunge il pellegrinaggio, con il suo signi­ficato di mettersi in cammino an­che interiormente, di venerare un luogo frequentato per secoli da generazioni di cristiani, un san­tuario mariano. Nel caso di Pari­gi, è pure la cattedrale, dedicata a Maria.

Notre-Dame di Parigi ha quasi 900 anni. Iniziata nel 1163; alla posa della prima pietra è presente il papa Alessandro III, con il re di Francia Luigi VII. Una cattedrale nuova, nello stile gotico che stava allora imponendosi, grande e so­lenne, che si innalza verso il cielo e che sarebbe stata imitata poi da tante altre cattedrali d’Europa.

 Maria e l’Eucaristia

Il pellegrinaggio settimanale di Luigi Maria a Notre-Dame segna il ritmo spirituale della formazio­ne del giovane seminarista. Insie­me ad altri compagni, ha il per­messo di uscire dal seminario per andare a fare visita alla sua “cara madre” e là fare la comunione. A quel tempo non era abitudine co­municarsi ogni giorno; con l’au­torizzazione del confessore, le anime più devote lo facevano tre- quattro volte per settimana; per­ciò nel caso di Montfort, il pelle­grinaggio del sabato rivestiva un significato spirituale ancora più intenso, collegando la devozione alla santa Vergine con la devozio­ne eucaristica.

L’Eucaristia come coronamento della devozione a Maria è la di­mensione espressa da san Luigi Maria di Montfort anche nel suo “Trattato”, che si conclude con le indicazioni sul “Modo di pratica­re questa devozione nella santa comunione” (VD 266-273).

Alla scuola di Maria, il candidato al sacerdozio si prepara a donarsi totalmente al servizio della Chie­sa, nella preparazione di studio della teologia, per insegnare la verità del Vangelo, come missio­nario per il popolo, predicatore e catechista. Abbracciare lo stato ecclesiastico, richiede anche la rinuncia al matrimonio e la scelta del celibato: un obbligo connesso con l’accesso agli ordini. Ma uno stato che implica la dimensione spirituale della verginità, scelta e vissuta come virtù. Anche tale scelta e impegno, Luigi Maria li ha voluti assumere nella corni­ce esteriore e interiore di Maria, come scrive ancora il suo amico. “Prima di ricevere gli ordini sacri, che legano a Dio il ministro con il voto di castità, egli ne aveva avu­to la devozione e il permesso del direttore spirituale per emetterlo. Per attirare su questo atto tutte le grazie necessarie per il presente e per il futuro, scelse la chiesa di Notre Dame, di Parigi” (Blain, cap. 47).

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Notre-Dame di Parigi, Vergine col Bambino

L’unione a Gesù Cristo

La vita interiore del giovane se­minarista si perfezionava in un rapido progresso, fino a raggiun­gere l’unione mistica con Gesù Cristo. Già dopo i primi anni di formazione a Parigi, al termine di una malattia che lo aveva reso in fin di vita, nel momento in cui era rientrato al seminario, i suoi com­pagni avevano annotato: “Fece la sua apparizione come un’aquila che s’innalza e va a perdersi tra le nuvole” (Blain, cap. 26). E quan­do, a nome del seminario, farà il pellegrinaggio a Chartres, altro momento culminante della sua vita spirituale, rimarrà molte ore in preghiera contemplativa, rapi­to come in estasi, fuori del tempo e dello spazio, perso in Dio.

Alla vigilia della ordinazione sa­cerdotale, il suo direttore spiri­tuale “giudicò senza dubbio, che era giunto a un grado sublime di unione con Gesù Cristo, poiché incaricò di scrivere su questo tema” (Blain, cap. 48). Non ab­biamo questo scritto, che lo stes­so suo compagno e amico aveva chiesto di avere, e Montfort gli aveva promesso; “ma, o perché la sua umiltà in seguito gliene fece rimprovero, o perché l’obbedien­za non gliel’ha permesso, io non l’ho mai potuto avere” (ivi).

Maria in mezzo a noi

Notre-Dame di Parigi è un faro non solo per la città, durante i se­coli, ma lo è stata per Luigi Maria di Montfort. Nella sua luce e sot­to lo sguardo di Maria, egli si era preparato a essere missionario per popolo, senza seguire tentazio­ni di carriera, neppure ecclesiasti­ca o accademica. Aveva imparato a moderare certe sue tendenze a forme di penitenza eccessiva, seguendo le indicazioni dei suoi formatori, che invitavano a una santità e a una sapienza nell’ordi­nario della vita. Ma non aveva ri­nunciato allo zelo che lo spingeva alla sapienza degli “uomini apo­stolici, che hanno sempre qual­cosa di nuovo da intraprendere, qualche opera santa da iniziare o da difendere” (Blain, cap. 80).

Notre-Dame come cattedrale e chiesa madre di Parigi, dedicata alla santa Vergine, è il simbolo della perenne presenza materna di Maria, la Madre di Gesù, nella Chiesa universale, come il Con­cilio Vaticano II insegna. Ma è anche l’abitazione di Maria nel­la società umana, la tenda posta in mezzo a noi, affinché i fedeli prendano Maria come guida, ma­dre e maestra sul cammino della santità.

Più tardi, Montfort lo scriverà nel suo “Trattato”, attingendo alla volontà stessa di Dio Padre, che ha detto a Maria: “Fissa la tua tenda in Giacobbe. Poni la tua dimora e risiedi tra i miei figli” (VD 29). Dio Figlio vuole for­marsi ogni giorno nei cristiani, e dice alla sua cara madre: “Pren­di in eredità Israele… come loro buona Madre, li darai alla luce, li nutrirai e li farai crescere” (VD 31). E lo Spirito Santo dice a Ma­ria: “Metti radici nei miei eletti… perché crescano di virtù in virtù, di grazia in grazia” (VD 34).

Ogni santuario mariano è dimora di Maria in mezzo ai suoi figli, nuova arca dell’alleanza, garanzia della presenza di Dio, “santuario della Divinità, città di Dio, tem­pio di Dio, mondo di Dio” (VD 262). E ogni pellegrinaggio è una visita nostra alla madre e maestra, che Dio ci ha donato sul nostro cammino di vita. Ma anche una visita di Maria nella nostra casa interiore, dove porta Gesù, come a Elisabetta nella casa di Zacca­ria, e con Gesù porta la gioia, il canto, la danza e la pace, doni dello Spirito Santo.

«Signore Gesù, quanto sono ama­bili le tue dimore! Quanto è feli­ce l’uomo che abita nella casa di Maria, dove tu stesso hai stabilito per primo la tua dimora!» (VD 196).

Fonte: Battista Cortinovis, L’Apostolo di Maria, febbraio 2017.

 

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La vera devozione: è una via facile

piediconcatenaIl desiderio di vivere la perfetta devozione a Maria mediante la consacrazione a Cristo per le sue mani, incanala tutta la vita verso un unico obiettivo: l’unione in Cristo. Chi fa questa scelta, ci ricorda Montfort, si trova a camminare con Maria sulla strada che unisce Dio e l’umanità: Cristo, via verità e vita. Sulla base della sua esperienza personale Luigi Maria presenta la “via mariana” innanzitutto come “via facile”.

Lo è prima perché «è una via che Gesù Cristo ha aperto venendo a noi e sulla quale non c’è alcun ostacolo per giungere a lui» (VD 152). Non è da costruire, non è da inventare. Ci è già stata tracciata da Gesù e Lui per primo l’ha percorsa.

Facile, poi, non significa che non esiga sforzo e impegno da parte nostra e non presenti ostacoli anche grandi. Non è una corsia preferenziale che evita le fatiche del procedere. Lo riconosce anche Montfort: «Certo, anche qui si incontrano grandi lotte da sostenere e forti difficoltà da vincere» (VD 152,1). Del resto anche il pellegrinaggio della fede di Maria è stato faticoso. La spada della Parola annunciata dal vecchio Simeone ha segnato il suo cammino di discepola del Figlio. È penetrata a fondo nel suo cuore di madre per separare in modo netto i suoi pensieri dai pensieri di Dio. Ricordiamo che al momento del ritrovamento di Gesù nel tempio di Gerusalemme si è sentita dire: «Perché mi cercavate? Non sapevate che mi devo occupare di quanto riguarda il Padre mio?». L’evangelista Luca annota: «Non compresero ciò che aveva detto loro». Maria ha faticato a capire la strada di Gesù, ma si è messa in ricerca sincera, aprendo il cuore alla novità di questo figlio che era il Figlio di Dio.

Così la “via mariana” è facile non perché ci esenta dalle asperità che sono inseparabili dalla condizione umana, ma perché ci trasmette la marcia in più del sentirci dentro una comunione e una relazione di amore. Tutto è facile per chi ama. La presenza materna di Maria nel nostro cammino di discepoli del Signore ci introduce in una più profonda consapevolezza dell’amore di Dio che attraverso di lei, assume una coloritura materna. Ci fa percepire l’amore di Dio in un modo ancora più forte e questa esperienza mette le ali ai nostri piedi e permette di superare qualsiasi resistenza … con facilità. E poi, quando si cammina mano nella mano tutto è più facile! La vicinanza e la presenza materna di Maria aiutano e sostengono: ella illumina nelle tenebre, rischiara nei dubbi, rassicura nei timori, sostiene nelle lotte e nelle difficoltà (cfr VD 152).

Se dunque Maria è una via facile per andare a Gesù, come si spiega – si chiede Montfort e noi con lui – che «i fedeli servitori di questa buona Madre hanno tante occasioni per soffrire, più di quelli che non le sono così devoti… Se questa devozione alla santa Vergine rende più facile il cammino per trovare Gesù Cristo, come mai sono proprio loro i più crocifissi?» (VD 153). La sua risposta, frutto della riflessione sulla sua esperienza personale che lo ha portato ad affrontare grandi ostacoli, persecuzioni, calunnie e croci di ogni genere, a prima vista ci lascia sconcertati: «è ben vero che i più fedeli servitori della santa Vergine, essendo i suoi più grandi favoriti, ricevono da lei le più grandi grazie e favori del cielo, che sono le croci» (VD 154).

Perché è vero? Perché Maria ci immerge sempre più nella relazione filiale con il Padre, ci fa crescere nell’adesione alla sua volontà, ci fa vivere con più radicalità il nostro Battesimo, rendendoci discepoli veri di Gesù. Ora, le croci sono conseguenza della scelta di vivere con fedeltà l’appartenenza a Lui e il suo Vangelo. Ciò che conta, ci dice Montfort, è che la presenza di Maria rende facile il cammino verso Gesù anche nella prove patite per il Vangelo, nei momenti di aridità spirituale, nelle croci legate al nostro essere creature, quali la fragilità del corpo e  la malattia. Maria con il suo amore materno addolcisce le croci che incontriamo, le rende sopportabili per le nostre deboli forze, impedisce che ci schiaccino. A volte, quando ci fermiamo a ripensare alla nostra vita, ci rendiamo conto di essere riusciti a portare croci che, sul momento, ci sembravano insopportabili. Senza che ne fossimo consapevoli, Maria era accanto a noi per sostenere i nostri passi. Certo non tutte le croci sono dono e grazia e non tutto il soffrire si equivale. La nostra croce per essere autentica, deve essere modellata su quella di Gesù Cristo.

Alla scuola di Maria impareremo a camminare fedelmente sulla via della santità, con lei Cristo verrà ad abitare per la fede nei nostri cuori, e gli ostacoli che incontreremo saranno facilmente superati in forza dell’amore di cui siamo ricolmi.

Guardando a Fatima 2017 – I santuari mariani nella vita di Montfort: giovane studente a Rennes

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“Madonna dei miracoli e delle virtù”, Rennes, Francia

È l’Anno di Fatima. Il Centenario delle apparizioni della Santa Ver­gine ai tre pastorelli: 1917-2017. Tante celebrazioni, nei prossimi mesi, verranno a ricordare que­gli eventi e i messaggi spirituali, rinnovando l’invito alla preghiera e alla conversione fatto dalla Ver­gine. A Fatima, sul colonnato che domina la piazza della basilica, tra le statue dei santi, vi è quel­la del Montfort, così come la sua immagine è presente a Lourdes, a Loreto e in altri santuari mariani. Montfort è un maestro di spiritua­lità mariana, modello e guida per coloro che desiderano andare a Gesù Cristo per mezzo di Maria, così come Gesù Cristo è venuto a noi per mezzo di Maria.

Un santuario mariano è per sua natura un luogo di pellegrinaggio, un invito a far visita a Maria in casa sua. È un modo per scoprire o ravvivare la presenza di Maria nella propria vita spirituale. Anche nella vita di Montfort è stato così. Diversi santuari, soprattutto mariani, sono apparsi di volta in volta sul suo cammino come fari luminosi, che lo hanno guidato nelle difficoltà. Ed egli ha cercato questa luce, recandosi in pelle­grinaggio, pregando con fiducia davanti alle immagini della Santa Vergine, la sua “buona madre”.

Luigi Maria de Montfort: giovane studente

Fin da ragazzo, Luigi Maria di Montfort aveva sentito la presen­za materna di Maria. Ma forse era la devozione che tutti ricevevano in famiglia. Quando però Luigi Maria, dagli 11 ai 19 armi, diventa giovane studente, la sua devozione a Maria appare con evidenza. E il pellegrinaggio diventa per lui una scuola di fede. Il suo pellegrinaggio, per ora, non è un lungo viaggio, compiuto una volta sola, verso un luogo lontano, ma una visita quotidiana a un luogo dove incontra l’immagine di Maria. Avviene nella città di Rennes. Il ragazzo aveva lasciato la propria famiglia ed era stato mandato in collegio dai Gesuiti; o meglio, andava al collegio per le lezioni, ma abitava non lontano, presso uno zio sacerdote. E così, nel tragitto per recarsi a scuola, aveva scoperto che nella chiesa di St-Sauveur vi era un’immagine della Santa Vergine molto venerata. Era un’antica statua, scolpita in legno. Una Madonna con il Bambino Gesù; veniva chiamata Madonna dei miracoli e delle virtù, poiché 350 anni prima, durante la lunga guerra di successione nel ducato di Bretagna (1341-1364), la città di Rennes, la capitale, era stata liberata in modo inatteso (1356-57) e tutti avevano attribuito questa grazia a Maria.

Come un pellegrino

Per il giovane studente, queste visite all’altare di Maria erano una pausa per coltivare il proprio giardino interiore; così come un pellegrinaggio è il viaggio fuori dal nostro ambiente abituale, una sospensione dagli impegni soliti, per scoprire noi stessi a un livello più profondo e trovare il vero senso di ciò che siamo o compiamo. Per Luigi Maria, questi appuntamenti con Maria sono colloqui formativi, lezioni supplementari, studio e riflessione personale, esercitazioni e verifiche, sotto gli occhi di Maria, che insegna e incoraggia. Ricordando questa “scuola di Maria”, più tardi Montfort scriverà per chi vuole progredire nella vita spirituale: «Stanno in casa con la loro Madre, cioè amano il ritiro, vivono l’interiore, si applicano all’orazione… danno maggior valore alle cose che compiono all’interno di se stessi, in compagnia della santissima Vergine, perché qui compiono la grande impresa della loro perfezione, di fronte alla quale tutte le altre imprese non sono che giochi da bambini» (VD 196).

La chiesa di St-Sauveur, a Rennes, a pochi passi da casa, è il primo santuario mariano di san Luigi Maria di Montfort. Qui egli impara l’importanza dei pellegrinaggi.

La via di Maria

Al tempo di Montfort sono numerosi i conventi con sacerdoti, frequentati o per devozione, o per la confessione e direzione spirituale. Spesso la loro chiesa è dedicata alla Santa Vergine. Così a Rennes c’è la chiesa dei Carmelitani, dedicata alla Madonna della Pace, e quella dei Domenicani, i “predicatori”, dedicata perciò alla Madonna della Buona Novella. Dai Carmelitani, Luigi Maria passa spesso a fare visita all’immagine di Maria: ai suoi piedi il giovane studente matura la decisione di farsi sacerdote, sentendo chiara questa chiamata. Quanto ai “predicatori”, Montfort scopre la grande figura di san Domenico, devoto di Maria e propagatore del santo Rosario, missionario che converte gli eretici del suo tempo. Questo santo diventerà un modello per Montfort, predicatore e missionario itinerante, che indicherà nel Rosario un segreto di crescita e di perseveranza nella vita spirituale.

Dalla chiesa di St-Sauveur, il santuario mariano di Montfort si allarga perciò alla città. Al dire del suo amico, il giovane studente Luigi Maria sapeva scoprire le immagini della Santa Vergine anche là dove sembravano nascoste.

Così il suo pellegrinaggio mariano in città, di strada in strada, diventava una via luminosa, segnata dalla presenza e dal sorriso della sua “buona madre” Maria. Queste vie diventano il simbolo della via di Maria, che conduce a Gesù. «Una via tracciata da Gesù Cristo; passando per questa via si arriva alla santità, senza sbagliare. È una via facile, piena di grazia e di dolcezza dello Spirito Santo; vi si cammina senza stancarsi e senza indietreggiare. È una via breve, che conduce a Gesù Cristo in poco tempo. È una via perfetta, dove non c’è sorta di male. È una via sicura, che conduce a Gesù Cristo in modo diritto e sicuro. Entriamo in questa via e in essa camminiamo giorno e notte, fino alla pienezza dell’età di Gesù Cristo» (VD 168).

Il Salmo 83 dice poi di colui che decide nel suo cuore il santo viaggio: «Cresce lungo il cammino il suo vigore, finché compare davanti a Dio in Sion». E gli anni trascorsi dal giovane Montfort al collegio dei Gesuiti, lo vedono crescere “in sapienza, età e grazia” (Lc 2, 52). Mentre studia dai Gesuiti, con buoni successi scolastici, impara anche a vivere in gruppo, è attivo nell’aiutare i compagni più poveri, si fa conoscere come persona raccolta e devota, ma anche capace di iniziative coraggiose; fa parte di un gruppo di volontari che visitano malati in ospedale, che fanno catechismo ai ragazzi; come riconoscimento per questi suoi progressi umani e spirituali, viene ammesso dai responsabili del collegio alla “congregazione mariana”, associazione riservata agli alunni più impegnati nella scuola e nella vita spirituale.

Come in ogni pellegrinaggio, viene anche il momento del ritorno alla vita ordinaria. Luigi Maria sa adattarsi ai bisogni di casa, quando la sua famiglia si trasferisce dal paese di origine e viene ad abitare a Rennes. Ma la prova più chiara della maturità raggiunta a 18 anni, è la decisione di diventare sacerdote. Terminati gli studi umanistici, si iscrive infatti per la teologia, che proseguirà trasferendosi a Parigi.

Questo primo quadro della vita di san Luigi Maria di Montfort lo presenta già come pellegrino, in cammino e in ricerca del senso della propria vita. Una ricerca che gli fa dirigere i passi verso la Santa Vergine. Da lei sa di poter ricevere luce per compiere le scelte giuste e forza per realizzarle.

Di santuari mariani Montfort ne trova ovunque, poiché ogni immagine di Maria è per lui una presenza viva, una vera apparizione, una persona che gli porta un preciso messaggio. Se a Fatima la Santa Vergine chiederà ai tre pastorelli di imparare a pregare, di convertirsi e di convertire, Luigi Maria sente lo stesso messaggio nelle sue visite a Maria. E si fa docile alle richieste della sua “buona madre”; impara a coltivare la propria vita spirituale, aiutato dai sacerdoti che incontra, dagli esempi che gli vengono da certi suoi professori e dai compagni stessi.

E sa che il pellegrinaggio deve durare tutta la vita, in un cammino spirituale gioioso, perché compiuto con Maria e in Maria. «È una via breve per trovare Gesù Cristo, perché non ci si smarrisce, perché vi si cammina con gioia e facilità e quindi più speditamente. Si progredisce di più in poco tempo di sottomissione e dipendenza da Maria, che in anni interi di volontà propria e di appoggio su se stessi» (VD 155).

La conversione non consiste solo nel fare il primo passo, dal peccato alla grazia, ma nel proseguire sulla via della perfezione, gradino dopo gradino sulla scala della santità. Sarà lo Spirito Santo poi «a guidare l’anima molto fedele, per farla avanzare di virtù in virtù, di grazia in grazia e di luce in luce, per arrivare fino alla tra­sformazione di se stessi in Gesù Cristo e alla pienezza della sua età sulla terra e della sua gloria nel cielo» (VD 119).

Fonte: Battista Cortinovis, L’Apostolo di Maria, gennaio 2017.

La Vera Devozione è via a Gesù

mariaIn un’ampia sezione del Trattato, san Luigi di Montfort presenta otto motivi per apprezzare e scegliere la vera devozione a Maria e la consacrazione a lei per appartenere pienamente a Gesù (cf VD 135-182). Il quinto, che troviamo al numero 152, è il seguente:

«Questa devozione è una via facile, breve, perfetta e sicura, per arrivare all’unione con Nostro Signore, in cui consiste la perfezione del cristiano».

«Questa devozione è una via…»! Montfort sottolinea con tali parole la natura della vera devozione e della consacrazione: non sono il traguardo ultimo, ma un mezzo per tendere all’unione con Cristo sotto la guida di Maria. La consacrazione da lui proposta avviene in Cristo, è finalizzata a Cristo. Ricordiamo le parole di Gesù nel vangelo di Giovanni, nel contesto dell’Ultima Cena. A Tommaso che non riesce a capire quale sia la strada che unisce Dio all’uomo, Gesù indica se stesso come via: «Io sono la via» (Gv 14,5-6). Gesù non è una proposta tra le altre, bensì è «la via», l’unica, di accesso al Dio vivo e vero. E Montfort lo afferma con forza: «Gesù Cristo …è la sola via che ci deve condurre» (VD 61; cfr. 67).

Maria, quindi, non è una strada parallela a Gesù, ma parte e confluisce proprio nell’unica via maestra della salvezza che è il Verbo fatto carne. Montfort quasi sfidava i suoi lettori quando scriveva: «Mi si tracci una via nuova per andare a Cristo… Io preferisco la via immacolata di Maria» (VD 158), quella cioè seguita da Cristo stesso. E invitava quanti volevano progredire nella via della perfezione ad entrare in questo cammino (cfr. VD 168) perché: «In questa amabile creatura (Maria) l’anima troverà solo Dio, senza creature» (SM 20), poiché «non è più Maria che vive: soltanto il Cristo, soltanto Dio vive in lei» (SM 21).

Maria è la via in quanto è il modello di chi, colmato fin dall’inizio dalla grazia divina, sceglie sempre nella sua libertà, la via di Dio. Come quando, per giungere ad una mèta chiediamo le indicazioni ad una persona del posto che meglio conosce la strada, così è Maria: a lei ci rivolgiamo perché meglio di tutti conosce che Gesù è la vera e unica via che porta al cielo. C’è, dunque, una verità da non dimenticare mai: Maria sempre ci porta a Gesù. Così possiamo trovare la via giusta, seguirla passo passo, pieni di gioiosa fiducia.

Maria, la madre di Gesù, ha il compito di indicarci la strada, se mai ci capitasse di perderla, troppo distratti e presi dai nostri affari e problemi. Sollecita a verificare costantemente se stiamo seguendo Gesù con coerenza oppure se l’esperienza di fede si sia smarrita o bloccata lungo la strada. Per questo, ci invita Papa Francesco: «Non stanchiamoci, dunque, di imparare da Maria … di lasciarci guidare da Lei che ci conduce sempre alla fonte originaria e alla pienezza dell’autentica, infinita bellezza, quella di Dio, rivelatasi a noi in Cristo, Figlio del Padre e Figlio di Maria» (20 novembre 2014).

La conversione alla scuola del Cuore Immacolato di Maria

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Come è tradizione il Movimento Consecratio Mundi ripropone il suo Convegno Mariano a Loreto (An), nei giorni dell’Annunciazione (24-26 marzo 2017). Nell’anno centenario della apparizioni della Vergine a Fatima (1917-2017), alla scuola di San Luigi Maria da Montfort si cercherà di comprendere meglio le parole della Vergine: “Dio vuole stabilire nel mondo la devozione al mio Cuore Immacolato”. Queste parole, attendono ancora di essere accolte in cuori puri che nella preghiera e nella conversione tornino a Dio attraverso la via immacolata di Maria.

Scarica il programma del Convegno  programma Consecratio 2017