Papa Francesco: «Madre, donaci il tuo sguardo!»

immacolata«Maria, oggi vogliamo dirti:
Madre, donaci il tuo sguardo!
Il tuo sguardo ci porta a Dio,
il tuo sguardo è un dono del Padre buono,
che ci attende ad ogni svolta del nostro cammino,
è un dono di Gesù Cristo in croce,
che carica su di sé le nostre sofferenze,
le nostre fatiche, il nostro peccato…

Madre, donaci il tuo sguardo!
Nessuno ce lo nasconda!
Il nostro cuore di figli
sappia difenderlo da tanti parolai
che promettono illusioni;
da coloro che hanno uno sguardo avido di vita facile,
di promesse che non si possono compiere…

Madre, donaci il tuo sguardo!
Madre, donaci il tuo sguardo!
Madre, donaci il tuo sguardo!».

Papa Francesco,
Omelia, Santuario di Nostra Signora di Bonaria, Cagliari 22 settembre 2013

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Festa dell’Immacolata nella rettoria Maria Regina dei Cuori

L’8 dicembre 2014, festa dell’Immacolata, nella chiesetta Maria Regina dei Cuori in Roma, un gruppo di consacrati a Gesù per Maria, stretti attorno al cardinal Ivan Dias, vero apostolo della Vera Devozione, hanno rinnovato il loro Totus Tuus!

foto di gruppo con il card. Ivan Dias

foto di gruppo con il card. Ivan Dias

due nuove consacrate con il card. Ivan Dias

due nuove consacrate con il card. Ivan Dias

Papa Francesco: Maria ci insegni ad andare controcorrente

statua piazza di spagnaO Maria, Madre nostra,
oggi il popolo di Dio in festa
ti venera Immacolata,
preservata da sempre dal contagio del peccato.
Accogli l’omaggio che ti offro
a nome della Chiesa che è in Roma
e nel mondo intero.
Sapere che Tu, che sei nostra Madre,
sei totalmente libera dal peccato
ci dà grande conforto.
Sapere che su di te il male non ha potere,
ci riempie di speranza e di fortezza nella lotta quotidiana
che noi dobbiamo compiere contro le minacce del maligno.
Ma in questa lotta non siamo soli, non siamo orfani,
perché Gesù, prima di morire sulla croce,
ci ha dato Te come Madre.
Noi dunque, pur essendo peccatori, siamo tuoi figli, figli dell’Immacolata,
chiamati a quella santità che in Te risplende
per grazia di Dio fin dall’inizio.
Animati da questa speranza,
noi oggi invochiamo la tua materna protezione per noi, per le nostre famiglie,
per questa Città, per il mondo intero.
La potenza dell’amore di Dio,
che ti ha preservata dal peccato originale,
per tua intercessione liberi l’umanità da ogni schiavitù spirituale e materiale,
e faccia vincere, nei cuori e negli avvenimenti, il disegno di salvezza di Dio.
Fa’ che anche in noi, tuoi figli, la grazia prevalga sull’orgoglio
e possiamo diventare misericordiosi
come è misericordioso il nostro Padre celeste.
In questo tempo che ci conduce
alla festa del Natale di Gesù,
insegnaci ad andare controcorrente:
a spogliarci, ad abbassarci, a donarci, ad ascoltare, a fare silenzio,
a decentrarci da noi stessi,
per lasciare spazio alla bellezza di Dio, fonte della vera gioia.
O Madre nostra Immacolata, prega per noi!
Roma, Piazza di Spagna, 8 dicembre 2014

Tuus Totus ego sum

consacrazioneMonteMarioPresso la parrocchia San Luigi Maria da Montfort, a Roma-Monte Mario, domenica sera 7 dicembre 2014, a conclusione della celebrazione eucaristica 14 persone si sono consacrate a Gesù Cristo, Sapienza eterna ed incarnata, per le mani di Maria secondo la proposta spirituale di san Luigi Maria da Montfort.

Con emozione è risuonata nell’assemblea la consegna della loro persona a Maria Immacolata per essere interamente di Gesù. Negli occhi è brillata la gioia di prendere con se Maria, nei propri affetti, tra le proprie cose più care in risposta al dono di Gesù dalla croce: «Ecco tua madre!»!

L’atto di consacrazione pronunciato con le labbra ma salito dal cuore è stato il punto di arrivo di un cammino di catechesi, animato da p. Severo presso la curia generale dei Padri Monfortani e ora è chiamato a tradursi in vita.

Un grazie a tutti! Ai confratelli che hanno promosso l’itinerario, ai sacerdoti della parrocchia che l’hanno sostenuto, a quanto hanno detto il loro “Totus Tuus”, insieme con l’augurio che vivendolo ne scoprano sempre più la bellezza!

Maria, un pensiero… un sogno d’amore!

sguardo di Maria«…immacolata concezione… Maria… il suo essere era quasi impercettibile nel silenzio tenero di un grembo, il grembo di sua madre. Maria, perdonate la mia espressione, era poco più di un pensiero, come può alludere la parola “concezione”, concepire un pensiero. Come quando un figlio inizia a pulsare in un grembo, e intorno a quella creatura nascono pensieri. […] E il sogno deve fiorire.
E allora, voi mi capite, questa festa ci ricorda il sogno di Dio, su Maria, ma anche su ognuno di noi, ognuno porta scritto in sé un sogno. Siamo pensati da Dio. Siamo pensati. A volte ci commuove sentircelo dire da persone cui vogliamo bene: “ti penso”, “ti ho pensato”. Perché è come se ci sentissimo vivere. Se non sei pensato, concepito, da nessuno, che vita è? Io spero, ve lo confesso, spero di potermi commuovere, anche dopo così tanti anni, al pensiero che sono pensato da Dio. Tutti lo siamo, e Maria è quasi un’immagine, un’immagine viva che ce lo ricorda […].
Ma il progetto, il sogno, dobbiamo subito aggiungere, si costruisce nella storia e si confronta dunque con tutte le fragilità, gli smarrimenti, con tutta la conflittualità che segna la storia degli umani. […] nostra è anche storia di fughe, di sconfinamenti, di dispersioni. […]
E il pensiero di Dio su di noi non è andato perduto. La casa, povera casa di Nazaret – andate a vederla! così diversa dai templi che le abbiamo costruito intorno – quella casa con quel bussare misterioso dell’angelo, viene a svelare che Dio continua a pensarci. E che c’è una parola, piccolissima e grande, che ci riporta dentro il respiro del disegno di Dio, è la parola piccola e grande di Maria, una parola che attraversa tutta la Bibbia e Maria non fa che ripeterla, per sé nella casa di Nazaret, e oggi per noi a memoria, la parola “eccomi”. “Eccomi, sono la serva del Signore”. La parola che ci mette nella luce. […] La parola che dice disponibilità.
Questa la nostra vera grandezza: ogni mattina ricominciare a vivere dicendo «eccomi». Perché ogni volta che una creatura dice: «eccomi, sono la serva del Signore» è come se la terra ritornasse a fiorire. A fiorire e ad esultare di gioia. (don Angelo Casati – http://www.sullasoglia.it).

Maria, la leggerezza dello stupore

stupore«Come amo questa vita di Maria dove la carezza di Dio diventa libertà, dove la carezza della libertà diventa stupore. La Bibbia ci appare affollata di uomini dalla fede salda e possente. In Maria non sono la sua fermezza o la sua sicurezza a colpire, quanto piuttosto la leggerezza del suo stupore.
Se scavi sotto le sue parole, non trovi tanto la compattezza o la saldezza granitica della fede, ma piuttosto un sentimento di smarrito stupore, di ingenuo interrogativo, come di uno che se ne sta con la bocca aperta a guardare una realtà imprevista, inattesa, sorprendente. E inizia a cantare, non solo per cullare il suo piccolo, ma per tutti noi. La gioia di Maria, così evidente nel Magnificat, fa la fede essere ciò che è: ospitalità di un Dio innamorato e affidabile.
A noi, ammantati di gravità e pesantezze, Maria ricorda che la fede o è fiducia gioiosa o non è» (Ermes Ronchi).

Maria, l’umiltà che attrae

vergine umile «Ha guardato all’umiltà della sua serva…alla povertà.
Santa Maria è la donna delle periferie. Nasce in Palestina, piccola regione periferica dell’immenso impero romano. Viene dalla Galilea, terra di frontiera, quasi Libano, quasi Siria, quasi pagana. Donna del villaggio di Nazaret, paese mai nominato nella Bibbia: un pugno di case senza storia, senza ricordi, senza futuro. È donna in una società dove le donne hanno pochissimi diritti; una piccola donna, quasi una bambina, in un tempo in cui i giovani devono solo ubbidire; forse illetterata in una religione che ha il proprio centro nelle Scritture. Una ragazza che si trova incinta prima di andare a vivere con il marito, mettendo a rischio così non solo il matrimonio ma la sua stessa vita…
Per entrare nerl mondo Dio ha scelto la via della periferia. Entra nel mondo dal punto più umile, dal basso, affinchè nessuno si senta escluso dal suo abbraccio.
Santa Maria viene dalla periferia delle periferie a dirci che tutti possiamo riconoscerci in lei perchè nessuno ha meno di lei» (Ermes Ronchi).